
Preparatevi ad avere questa espressione piuttosto spesso
Prima di scrivere il post sul finale vero e proprio, una premessa priva di spoiler.
Da lunedì, giorno in cui la maggior parte dei fedelissimi italiani ha visto l’episodio finale di Lost, continuo ad imbattermi in gente che non l’ha mai guardato, o che di proposito ha aspettato che finisse per poi vederselo tutto di fila, e vorrebbe cominciare adesso (sono scelte: in effetti è bello seguire la narrazione in maniera meno frammentaria, ma mi dispiace per chi non ha visto un telefilm come Lost “live”, vivendo settimana dopo settimana le discussioni e i deliri tra i fan per capire cosa fosse successo). Però, alla luce della controversia sollevata dal finale – che era inevitabile ci fosse, con qualunque finale – c’è chi chiede, “ma non è che alla fine resto deluso?”.
Allora. Se sei anni fa, quando stavo guardando la prima stagione, mi fosse apparso Desmond in sogno che mi diceva “Poggy, Lost finisce COSI’”, avrei:
a)detto “chi minchia è Desmond?”
b) smesso di guardare il telefilm.
Eppure il finale mi è piaciuto, a dispetto del fatto che queste ultime due stagioni mi siano sembrate “minori” rispetto alle prime quattro. Potrei usare due termini di paragone.

Chi sarà questa misteriosa signora?
Il primo mi obbliga a fare uno spoiler sul finale di Psycho, ma do per scontato che l’abbiate visto tutti. D’altra parte, quelli che non hanno visto Psycho su questo blog non li voglio (dai che scherzo) (beh sì, ma anche no (vabbè, nel caso saltate questo paragrafo). Cioè, se io vi riassumessi il film con: “ragazza bionda viene accoltellata in un albergo da una vecchia misteriosa. L’assassino però è il padrone dell’hotel in cosplay della madre morta”, fa cagare i sassi. Invece è un film bellissimo e genuinamente pauroso. Lost (ma tutte le storie, a ben vedere, lo sono) è un po’ così: non puoi descriverlo in due parole, devi vederlo e basta.
Lost è anche un camaleonte. Un animale che cambia pelle ad ogni stagione – ingannando lo spettatore con il suo aspetto, ma mantenendo sempre lo stesso cuore, carne e sangue. Certo, bisogna essere onesti e dire a quelli che vi si avvicinano adesso che sì: ci sono diverse sottotrame che si risolvono in vicoli ciechi, cose che sembrano importanti e invece alla fine sono red herring. Ce ne sono parecchi. Non vi ci affezionate troppo e individuate quelle che sono le costanti ad unire tutte le piccole e grandi storie individuali che vi vengono presentate ogni episodio. E’ quello l’animale vivo sotto la pelle multiforme. C’è una raccolta di racconti di Neil Gaiman intitolata Smoke and mirrors, fumo e specchi (sto sorridendo mentre scrivo questo, e forse quando avrete visto Lost ne sorriderete anche voi). Per Gaiman questa espressione, usata in relazione ai giochi di prestigio, è anche una metafora della narrazione. E Lost funziona esattamente così.

Non è proprio un'aringa, ma...
Vi rimanderei all’analisi di TFM, come al solito puntualissima, ma c’è una moderata quantità di spoiler (dico moderata perché secondo me il 99% non può essere colto da chi non ha mai visto la serie), quindi.
…quindi niente. Se volete cominciare a vedere Lost, armatevi di pazienza, fiducia, e tenete bene in mente una cosa: nessun uomo è un’isola.






La prima cosa che ho fatto quando ho finito di vedere questo episodio è stato andare su Twitter e scrivere: bentornato, Lost. Troppe volte in questa stagione ho provato la sensazione di esserci quasi, ma non proprio, e finalmente Happily ever after mi ha restituito quello che stavo cercando: l’emozione del primo amore, anche se nel mio caso parlo di innamoramento telefilmico.


