
Alla fine sono la solita mammoletta e non riesco a scegliere un preferito, il che va un po’ contro il concetto stesso di top ten… ma va bene così. Quindi, medaglia d’oro condivisa per Lost e Carnivale, ovvero i due telefilm che più mi hanno colpito negli ultimi anni, con modalità invero piuttosto diverse, anche se è interessante vedere come le affinità tematiche tra i due siano molte.
Di Lost si è già detto moltissimo, anche perché è stato, in un certo senso, il portabandiera del rinascimento vissuto dalle serie tv americane nel decennio appena finito: grande sforzo produttivo, sceneggiature ambiziose, continuity, metanarrazione. Non ho mai seguito Alias, quindi Lost per me è stato il primo impatto con l’universo narrativo di J.J. Abrams, ma penso si possa tranquillamente affermare che nel mondo della serialità televisiva ci sia un “avanti Lost” e “dopo Lost“; così come c’è stato un prima e dopo Twin Peaks e, probabilmente, un prima e dopo X Files. Quest’ultimo non l’ho seguito poi così religosamente, ma mi sembra abbia piantato molti semi i cui frutti sono maturati del tutto nel decennio successivo: dall’immagine molto sobria ed emotivamente trattenuta di Mulder e Scully (template di molte altre serie di stampo investigativo venute dopo, in opposizione all’immagine glamour e/o rassicurante degli indagatori anni ’80), ad un certo sdoganamento del nerdismo e delle teorie complottiste.
Twin Peaks è stato ancora più seminale, introducendo una “tv d’autore” fino ad allora inconcepibile. Io, che non l’ho più visto da quando lo trasmisero su canale 5 durante la mia infanzia (lo so: eresia), ne serbo ancora un ricordo molto vivido, con tutto il contorno di battage pubblicitario e viral marketing (chi si ricorda il diario di Laura Palmer?) che si era portato dietro: un concetto, se possibile, ancora più avanti del telefilm stesso, che avanti lo era parecchio. Se le suggestioni lisergiche di un telefilm come Il Prigioniero (un altro cui Lost deve molto) erano in un certo senso figlie dei loro tempi, il surrealismo spinto di Twin Peaks è puro frutto delle intenzioni di Lynch come autore, è del tutto deliberato e sovversivo. Talmente tanto che – se non vogliamo buttare le allucinazioni di Ally McBeal nel calderone – ci sarebbero voluti più di dieci anni perché qualcun altro trovasse il coraggio di osare con una serie tv in cui l’onirico e il paranormale sono alle radici della storia, e al tempo stesso hanno una funzione profondamente perturbante. E quella serie non è Lost, ma Carnivale. Continua a leggere


