
Tommy: Inutile figlio di puttana, è così che mi ha chiamato. Le ho detto: senti, mi dispiace, ma sono cose che capitano, mettiamoci una pietra sopra.
Spud: Sei stato onesto.
Tommy: Già, ma poi, poi ha scoperto che avevo un biglietto per Iggy Pop la sera stessa!
Spud: Si è fatta girare le palle?
Tommy: Di brutto. Si è incazzata come una belva: “O io o Iggy Pop, è il momento di decidere”.
Spud: E allora che cosa farai?
Tommy: Beh, il biglietto l’ho pagato!
Siccome sono un’inguaribile nostalgica vecchia dentro, questo post inizierà con un flashback. Era il 20 giugno 2008, e io e il fido Poggy Jr. ci eravamo recati all’Heineken Jammin’ Festival a Mestre per una giornata all’insegna di musica e cazzeggio. La line up prevedeva come headliners i Queens of the Stone Age e poi i Linkin Park sul palco principale, e i redivivi Sex Pistols su quello secondario. Incastrati lì in mezzo, alle sei del pomeriggio sul palco A, Iggy e gli Stooges.
Come molti della mia generazione, ho fatto conoscenza con Iggy grazie a Trainspotting, che mi fregio di aver visto appena uscito in Italia, in un uggioso sabato pomeriggio, al cinema Altino di Padova. Iggy Pop è stato a lungo quello della traccia 1 della colonna sonora (ascoltata a oltranza), Lust for life; quello per cui Tommy e la fidanzata rischiano di rompere, e che era un presenza se possibile ancora più prominente nel romanzo di Irvine Welsh che lessi qualche tempo dopo.
Certo, con gli anni, a spizzichi e bocconi, l’ho conosciuto meglio, perché in fondo parliamo di un personaggio abbastanza ineludibile; anche se ho spesso avuto l’impressione che sia popolare più tra i musicisti che tra il grande pubblico, un po’ come i pittori che piacciono ai pittori o i registi che piacciono ai registi. E quindi arriviamo a quel fatidico festival di due anni fa, dove arrivai sì con delle aspettative, ma con un’idea tutto sommato nebulosa di quello che avrei visto. Continua a leggere→