Guerra fredda a New York: Mad Men stagione 2

ATTENZIONE: farò del mio meglio per non svelare troppo, ma c’è qualche spoiler qua e là in questa recensione. Uomo avvisato, eccetera.
ny

Dio, come mi manca la guerra fredda!
– M in Casino Royale (2007)

Un paio di giorni fa è morto J.D. Salinger, per la gioia degli editori che detengono i diritti del Giovane Holden in giro per il mondo e di Bret Easton Ellis. Ricordo la mia delusione, da sedicenne, quando lessi Holden e mi resi conto che era quasi del tutto identico a Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Ovviamente la mia delusione riguardava il libro di Brizzi e il suo aver ballato un po’ troppo disinvoltamente sul confine tra omaggio e plagio, ma mi domando se questa abbia in qualche modo attutito l’impatto del libro di Salinger, che ho letto una sola volta, restituito in biblioteca e quasi del tutto dimenticato.  Tuttavia alcune cose – al di là delle similitudini con Jack Frusciante – mi sono rimaste impresse: la vaga sorpresa di fronte ad un’America del dopoguerra più libera ed irrequieta di quanto immaginassi, e ovviamente il fatto che l’autore si fosse volontariamente esiliato dopo aver scritto questo libro. Non solo ritirato dall’attività di scrittore: ritirato proprio dalla vita pubblica, che in un certo senso, nel ventesimo secolo, è un po’ come ritirarsi dalla vita e basta, alla maniera di certe dive determinate a finire la propria esistenza in clausura pur di non scalfire la propria immagine perfetta.

Cosa c’entra Mad Men? C’entra perché se i personaggi della prima stagione erano come degli Holden che cercavano un proprio posto al mondo (e viene da chiedersi quanti di loro avrebbero potuto tenere il romanzo di Salinger nel cassetto), nella seconda quelle stesse persone diventano dei Salinger.  La fuga – dalla realtà, da un matrimonio stantìo, da un bambino non voluto – che si risolve in assenza è uno dei temi unificanti di queste tredici puntate.

don d.Ovviamente quando si parla di fuga, assenza e rimozione, Don Draper è campione mondiale: più volte nel corso degli episodi lo sentiamo dire cose come “vorrei poter cancellare tutto quello che è successo” oppure “se vuoi, puoi convincerti che quella cosa non sia mai accaduta”. Ad un certo punto diventa addirittura fisicamente assente, portando la sua storyline in una location diversa da Manhattan per alcuni episodi – una scelta narrativa di cui vedo le motivazioni, ma che, subito prima del finale, secondo me ha spezzato un po’ il ritmo (di per sé non proprio concitato) e mi ha ricordato vagamente gli “episodi delle gabbie” della terza stagione di Lost.

PeggyPiù interessante, in questo senso, è la fuga di Peggy, che rimane al suo posto e anzi, continua a consolidare la sua posizione all’interno della Sterling & Cooper, tra la malcelata invidia dei colleghi e l’inatteso appoggio dei capi. Certo su Roger Sterling chiunque indossi una sottana ha un potere di persuasione raddoppiato, ma il supporto che Don fornisce a Peggy è frutto di un rapporto ben più complesso, che comincia a prendere la forma (interamente platonica) di una dinamica allievo/mentore.  Come Don, Peggy è una brava pubblicitaria perché è in grado di trarre ispirazione dalla sua vita e dai suoi ricordi per toccare il cuore della gente, anche se si tratta di vendere ghiaccioli. Il rovescio della medaglia è che, per farlo, da questa vita deve prendere le distanze.

PeggyPeggy è di buon cuore e, per certi versi, ancora piuttosto ingenua, ma come Don non si apre mai del tutto agli altri, e per raggiungere la propria realizzazione personale da un lato si costringe a convivere con un pesante segreto (al punto della rimozione quasi completa, un’altra cosa in comune con Don), dall’altro proietta un’immagine falsata di sé. La ragazza che i colleghi prendono in giro dandole della secchiona e della “suora in incognito” – una non-donna insomma, non catalogabile come “Jackie” o “Marilyn” – è la stessa che in realtà è rimasta incinta al di fuori del matrimonio e che ha coscientemente rinunciato a fare la madre. Altri personaggi le fanno notare come lei sembri evitare di sottolineare la propria femminilità: ancora una volta Peggy è lo specchio di Don, entrambi divisi tra il desiderio di primeggiare nel lavoro e quello di mimetizzarsi con lo sfondo.

Betty-Barrett

Ehi, ma quello è Phil di Lost!

Draper infatti è quasi sempre immobile, e Jon Hamm è un attore capace di sufficiente sottigliezza da interpretarlo senza muovere un muscolo di troppo. Più che agire, reagisce, specialmente ora che Betty, la nostra casalinga disperata preferita, finalmente perde la pazienza. Quello di Betty è un crollo verticale, e la cosa peggiore è che, come ammette lei stessa nell’ultima puntata, ciò non ha portato nessun vero cambiamento. Nella recensione della prima stagione parlavo di similitudini con Revolutionary Road: qui tornano con la figura di Jimmy Barrett, il comico irriverente (alcuni direbbero solo antipatico) che costringe Betty a vedere quello che lei si ostinava ad ignorare, e che secondo me è un parallelo col personaggio di John Givings, il figlio mentalmente disturbato dei vicini dei protagonisti. Barrett, come Givings, è “il matto” che può permettersi di dire che il re è nudo, che la moglie del miliardario suo mecenate è obesa, e che Don tradisce Betty. Tutte cose evidenti ma che nessuno trova il coraggio di nominare apertamente.

sheff

Ehi, ma quello è il signor Sheffield de La Tata!

D’altra parte la verità è l’arma definitiva in Mad Men, quasi più dei missili a Cuba, contraltare, nel season finale, alla crisi interna della Sterling & Cooper. Lì dove ognuno mantiene le apparenze tramite una fitta maglia di segreti e bugie, oppure procede sereno solo grazie a un paio di paraocchi ben posizionati (“Cosa? E’ il primo omosessuale che incontri nella pubblicità?”), la verità spezza definitivamente le gambe alla sedia traballante cui i personaggi si appoggiano.

jfk

“Non ho un contratto.” “Sono incinta.” E’ la guerra fredda, bellezza.

4 thoughts on “Guerra fredda a New York: Mad Men stagione 2

    • Orpo, non ti avevo ancora approvato il commento! Avevo dato per scontato che la tua mail fosse già nella “lista dei buoni” di WP!

      La terza ho cominciato a scaricarla adesso ^^;

    • Chi ne sa più di me dice che non è da prendere in senso letterale🙂 Anche perché mi sembra di ricordare quando avevo la scimmia di Ellis e andavo a caccia di interviste e articoli su di lui, che avesse citato Salinger e Hemingway tra i suoi numi ispiratori. Non prendermi in parola su questo però, l’Alzheimer galoppa alla grande di questi tempi.

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