Nel giardino del bene e del male: Lost 6×06

asdfghj

"Va', sembra l'uscita della giostra degli egiziani a Gardaland! ci sarà il negozio di souvenir in fondo al tunnel?"

Continuo a pensare che la chiave di lettura di The Prestige sia uno dei modi più accurati per interpretare Lost: la narrazione come gioco di prestigio, dove ci viene sventolata davanti agli occhi la mano sinistra per nascondere quello che fa la destra.  In realtà questo episodio segue una narrazione piuttosto lineare, ma il titolo, Sundown, ci ricorda ancora una volta che siamo qui per vedere conigli uscire dal cappello invece della colomba che vi era entrata.

La fregatura sta ovviamente nel fatto che, dopo aver seguito le stesse centricità (gruppo-Kate-Locke-Jack) della prima stagione nella sequenza dei capitoli, tutti si aspettavano di vedere un episodio speculare a House of the rising sun, la prima puntata incentrata sulla coppia di coreani divisi dal destino.  E invece Sundown parla di Sayid redivivo, scampato ai tentativi di Dogen di farlo fuori per interposta persona, e ora deciso a trovare la risposta definitiva alla domanda che lo perseguita da sempre: sono un uomo buono o un uomo cattivo?

buuuh

:'(

Fin dalla prima stagione, Sayid è stato tra i miei personaggi preferiti. Certo l’avvenenza di Naveen Andrews aiuta, ma ricordo che trovai significativo l’inserimento di un soldato iracheno nel cast (pazienza se l’attore è britannico e di orgini indiane…) nel 2004, in piena “guerra al terrore”. Non a caso Sayid fu inizialmente additato come terrorista da Sawyer e Shannon, e incarnò, così come Jin e Sun, “l’Altro prima degli Altri”. Tuttavia Sayid riuscì presto a conquistare i favori del gruppo grazie alle sue competenze tecniche, risultando una via di mezzo tra McGyver e Chuck Norris, e offrendo spesso consigli meravigliosamente sensati. C’è anche un gruppo di Facebook chiamato “Listen to Sayid, damnit!” che testimonia quanto il Jack Bauer della Mesopotamia raccolga consensi, anche tra i fan, per le sue capacità strategiche, un’alternativa preferibile sia al complesso dell’eroe di Jack, sia a quello del Messia di Locke.

nnnnn

Miih, ma sei Wolverine?

Eppure Sayid non ha mai voluto essere leader. E’ rimasto fondamentalmente un solitario, la cui storia è tra le più scevre di elementi mistici e fantascientifici (ovviamente nei limiti del possibile visto il contesto) che abbiamo visto in Lost. Sayid sull’isola non ha mai visto un fantasma, né, se la memoria non mi inganna, ha mai incontrato il fumo nero se non ora sotto forma di FarLocke. Nonostante questo, pochi personaggi incarnano in maniera tanto concreta il dualismo tra lato oscuro e lato chiaro della Forza come lui. Come Wolverine, Sayid potrebbe dire “sono il migliore in quello che faccio, ma quello che faccio non è piacevole”.  Molte storie ci raccontano di uomini apparentemente miti e normali che si prestano a compiere atti efferati. Sayid è il contrario: è una persona che sa cos’è la morale, un uomo capace di amare (pure troppo, da queste parti l’abbiamo soprannominato “sperminator”), ma con un talento innato per l’infliggere dolore e morte. Nemmeno lui ha mai capito davvero quale sia la sua vera natura, e tutto il suo story arc è un oscillare tra il tentativo di espiare le proprie colpe, e situazioni in cui è necessario, o semplicemente più facile, abbandonarsi a quello che sa fare meglio.

òòòòòò

Solo quando lo dirò io!

E’ FarLocke a fare questa scelta per lui, o meglio a manipolarlo in modo da portarlo dalla sua parte. La storia dell’infezione continua a puzzarmi di bruciato e la trovo fuorviante: sia nel caso di Sayid sia in quello di Claire (e secondariamente in quello di Sawyer, anche se dobbiamo ancora vedere quale sia la sua posizione) entrambi i personaggi sono messi di fronte a una scelta. Accuratamente manipolata da FarLocke ovviamente, che nel caso di Claire la induce ad abbandonare Aaron nella giungla impersonando suo padre.  Sayid stesso arriva alla corte di FarLocke dopo aver toccato il fondo sparando al piccolo Ben – un anno fa per noi ma solo pochi giorni prima nella continuity della serie. FarLocke non fa altro che dare un’ultima spinta a personaggi già sull’orlo del baratro. E non credo ci sia bisogno di far notare che Jacob usa tecniche di “coercizione morbida” tutto sommato molto simili.

"Kate. Luce. Della mia. Vita."

Dunque alla fine di Sundown ci troviamo di fronte al tramonto letterale e metaforico dell’isola: gli Altri fedeli a Jacob vengono sterminati da Smokey dopo che Sayid ha ucciso senza pietà Dogen, con una velocità e un’efficacia che fanno da contrappunto beffardo al combattimento quasi da Bud Spencer che aveva coinvolto i due all’inizio dell’episodio. Sayid ormai sembrerebbe vinto alla causa di FarLocke, tanto da spaventare perfino uno sgamato come Ben Linus; per non parlare di Claire, che sarà piccolina e “ancora figa” (cit. Miles), ma è chiaramente diventata una pazza pericolosa. Un po’ è merito del trucco e del (discutibile) parrucco, un po’ bisogna fare i complimenti a Emilie De Ravin che, dopo una stagione di assenza, è riuscita a passare dal personaggio forse più innocuo della serie a uno dei più inquietanti. L’unica che sembra non aver ancora colto la differenza sembra essere Kate: ignorance is bliss? La scena in cui la nostra Freckles si salva fortuitamente dalla furia del fumo nero (che sembra contemplare con quel misto di terrore e meraviglia comune a tutti quelli che hanno avuto un incontro ravvicinato con Smokey nella sua forma, ehm, gassosa) continua, secondo me, a confermare la teoria che lei si rivelerà il Giuda tra gli apostoli neri di FarLocke; la variabile umana di cui parlava Faraday nella quinta stagione.

"Chi non muore si rivede! OMGLol!!!"

"Chi non muore si rivede! OMGLol!!!"

Gli autori hanno dichiarato che questa stagione sarà composta da tre archi narrativi di sei puntate ciascuna, e mi sembra che Sundown abbia funzionato bene come climax di questo primo atto, lasciando presagire che la parte centrale della stagione sarà una sorta di lunga notte che i personaggi si troveranno ad attraversare. Paradossalmente, per un episodio così ricco di soddisfazioni, ho trovato il flash sideways insipido. La vita parallela di Sayid è dolceamara e imperfetta al pari di quella di Kate: Nadia è viva ma sposata al di lui fratello, e Sayid si trova ancora ad uccidere, sebbene per legittima difesa. Alla fine le cose più interessanti sono il ritorno di Keamy e i suoi sgherri (qui non più mercenari ma piccoli gangster dediti allo strozzinaggio), prontamente freddati dal Nostro, e la comparsa di un Jin pesto e imbavagliato chiuso nello sgabuzzino di una cucina. Che è anche l’unica connessione del titolo truffaldino alla vicenda dei coreani, che on-island appaiono solo nella figura di Sun, arrivata con Ben, Lapidus e Ilana al tempio. Un passaggio che molti hanno visto come frettoloso, ma che a me è piaciuto:  non era necessario farci vedere un’altra scena riempitiva di loro che camminavano per l’isola con Sun che si chiede dov’è Jin, Lapidus che bestemmia tra sé e sé, Ben che non si sa cosa pensi e Ilana che parla con un calzino in bocca.

"Oh cazzo."

La sorte – e i progetti futuri – di Ben Linus saranno esplorati nel prossimo episodio. Lo abbiamo lasciato al Tempio, isolato dagli altri e inquietato da Sayid. Sarà Ben la prima vittima eccellente di FarLocke, come pensano molti? O, come penso – e spero – io, messo alle strette tirerà fuori uno dei suoi proverbiali assi dalla manica?

2 thoughts on “Nel giardino del bene e del male: Lost 6×06

  1. Pingback: Against all odds: Lost 6×10 « Conversation pieces

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