Against all odds: Lost 6×10

E non ci sono più le mezze stagioni

Lo dico subito: a me questa puntata è piaciuta. Sarà che esiste un minimo di pregiudizio nei confronti degli episodi basati su Sun e Jin, spesso tacciati di conciliare il sonno, sarà che questa stagione sembra aver intrapreso un fastidioso pattern “stop & go”, ero pronta a ripetere l’esperienza di Recon. Invece The Package, pur confermandosi episodio di transizione, ha tenuto viva la mia attenzione dall’inizio alla fine, e non l’ho trovato così povero di eventi come si dice.

Si vede ch'era destino. Ah ah! "Si vede"! L'avete capita?

Due sono i dati a favore di questo episodio: il primo, che finalmente abbiamo avuto una puntata dedicata in parti uguali a tutti i fronti della “guerra per l’isola”; il secondo, che abbiamo avuto la connessione storyline principale/flash sideways più palese da LAX. Mi riferisco ovviamente alla singolare avventura di Sun, che dopo aver battuto la testa per fuggire alla tentazione offerta da FarLocke, soffre di afasia e non è più in grado di parlare inglese, così come non parla inglese la sua controparte nel sideways. La cosa assume risvolti inquietanti se pensiamo che sideways!Sun finisce con una pallottola in pancia, dono di quel Mikhail Bakunin evidentemente destinato a diventare guercio in un modo o nell’altro… e sarà una mia impressione, ma mentre molti hanno collegato la cosa alla sparatoria di Through the looking glass, a me questo cliffhanger con Sun sanguinante ha fatto venire in mente proprio il Sayid di LAX – quel Sayid che ha “rubato” ai coreani titolo e posizione dell’episodio centrico con Sundown. Non so se questo voglia necessariamente dire qualcosa, ma vale la pena sottolinearlo, visto che, nel sideways, Sayid è una sorta di crudele salvatore per Jin. Come Smokey, che evidentemente può manipolare ma mai costringere le persone (ma anche come Jacob), non libera Jin, ma gli dà lo strumento per farlo.

Piano con la Nardini macchiata Montenegro, Des

E poi, ovviamente, Desmond. Che fosse lui il “pacco” di Widmore (facile umorismo a ruota libera, qui) lo avevamo intuito in molti, ma non è stato male rivedere il brotha sull’isola, nonostante questo, ovviamente, non gli faccia per niente piacere. Una delle teorie più plausibili che ho letto è che il piano di Widmore, così interessato alle sacche di elettromagnetismo (fiùù, sono tornate!), sia quella di ricostruire la stazione Perla e rimettere Desmond al suo posto, a premere quel maledetto pulsante. Perché se “l’isola è un tappo”, la Perla sarebbe stata ciò che lo teneva fermo.

eeeehhh se lo dici tu.

Che dire del piano di FarLocke di impadronirsi del volo Ajira insieme a tutti i candidati? Beh, intanto vedo un po’ troppe variabili impazzite in gioco: se Sawyer e Kate sono con lui animati da circospetto opportunismo, e Sayid è una specie di zombi (proprio nel senso haitiano del termine), tutti gli altri sembrano decisi a non voler avere niente a che fare con lui. Tra l’altro usare Kate per attirare Jack potrebbe essere un clamoroso boomerang: da che mondo è mondo, è Kate che corre da Jack e poi da Sawyer con moto ondulatorio, non il contrario. Nemesi è davvero così ingenuo o siamo di fronte ad un’altra long con? Lo stesso aereo potrebbe essere un enorme McGuffin (un po’ come l’orologio di Keamy): lo scopo di FarLocke potrebbe benissimo essere di far morire i candidati, attirandoli col miraggio di poter lasciare l’isola in massa. Una teoria che ho appena scovato, la cui linearità mi fa venir voglia di crederci, fa notare che se l’isola – non Jacob! – è ciò che tiene dentro tutti i mali del mondo, significa che non ne è il contenitore. E’, appunto, il tappo; la bottiglia sarebbe il mondo stesso, e l’eloquente gesto di Smokey alla fine di Ab aeterno starebbe a indicare il suo desiderio di lasciare la terra.

ANCORA TU?

Ora, ovviamente, questa può essere una soluzione problematica: va parecchio vicino sia a “sono alieni che vengono da un altro pianeta” (potrei fare del male a qualcuno se è così), sia a “sono angeli/dei che devono tornare in Paradiso” (…). Non sarebbe male “sono estromessi da una timeline alternativa (il sideways world?) e quindi sono bloccati al di fuori dello spazio e del tempo”, ma appunto, questi sono i miei gusti. Magari c’è chi preferisce la soluzione di sapore spielberghiano per cui i marziani sono esseri mistici venuti a portare magia e sapienza ai terrestri. Da tutte queste riflessioni, e tenendo conto delle parole di Widmore (spesso falso come una moneta da tre euro, ma voglio pensare che fosse attendibile in questo caso) sulla realtà che “cesserebbe di esistere”, credo che il bandolo della matassa potrebbe essere che il Man in Black vuole morire.

“Sciocchina!”, mi direte voi “Ma se fa di tutto per possedere il primo cadavere  di John Locke che capita, quel pervertito!”

A parte che più che posseduto Locke è stato, uhm, clonato, mi sembra evidente che la morte fisica sia un problema solo relativo per Jacob (cui basta avere un Hurley/Oda Mae a disposizione), e pressoché ininfluente per il MiB. Costretto ad essere corporeo e incorporeo (c’è qualcosa di più intangibile del fumo? Peccato che questo sia fumo che picchia duro), Smokey è quello che più di tutti è incastrato in un loop. Per lui, l’unico modo per uscire dal cerchio è cancellare il cerchio stesso.  Che lo faccia per tornare su Zeta Reticuli, per potersi candidare alla presidenza della Regione, o semplicemente perché vuole farla finita, io non lo so ipotizzare e, nel caso, non so nemmeno se verremo a saperlo. Ma che il MiB possa incarnare Thanatos, l’istinto di morte… beh, ci può anche stare, direi.

I feel nu-u-u-umb

*Trololololololololoooo*

Che altro? Beh, abbiamo rivisto la Stanza 23, uno dei miei luoghi lostiani preferiti; se sia solo un omaggio per noi maniaci di lungo corso o qualcosa di più significativo, ancora una volta solo il tempo ce lo dirà. Claire ha ottenuto un’implicita autorizzazione ad uccidere Kate da parte di FarLocke. Jin finalmente ha visto il volto della figlia, anche se solo tramite il display di una machinetta digitale. Abbiamo visto che Yunjin Kim, quando ha effettivamente il lusso di pronunciare delle battute, è una brava attrice. Non so chi sia il candidato tra lei e Jin: e questo è un errore di documentazione da parte degli autori, poiché in Corea la moglie non acquisisce il cognome del marito, per cui questa ambiguità non dovrebbe esistere. Tanto più che, tra i due, io fossi in Jacob sceglierei Sun: dopo sei stagioni, la mogliettina timorosa dei primi episodi sembra sempre più una maschera, una parentesi rispetto alla vera Sun, molto più “donna alfa” (e per certi versi, degna figlia di suo padre; è un paragone un po’ estremo, ma mi viene in mente Nicole Kidman sul finale di Dogville) rispetto allo spirito low profile di Jin. Certo li accomuna l’ostinazione a cercarsi l’un l’altra nonostante le avversità, tenaci come una pianta che mette radici sulle rovine di un giardino.

Come ho detto, è una puntata buona, non perfetta: perché Mr. Paik ha dovuto mandare sia Sun che Jin a Los Angeles per far ammazzare il non-genero? Perché sono dovute passare ore prima che a qualcuno venisse in mente di far comunicare Sun in forma scritta? Si tratta comunque di buchi di continuity di scarsa entità, per un episodio di transizione nient’affatto disprezzabile. La prossima settimana, Desmond con Happily ever after: avranno ragione gli autori quando dicono di prepararci ad un altro The Constant, o la storia non si può mai ripetere davvero uguale a se stessa?

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