Raw power: Iggy and the Stooges live @ Azzano Decimo, 16.07.10

Tommy: Inutile figlio di puttana, è così che mi ha chiamato. Le ho detto: senti, mi dispiace, ma sono cose che capitano, mettiamoci una pietra sopra.
Spud: Sei stato onesto.
Tommy: Già, ma poi, poi ha scoperto che avevo un biglietto per Iggy Pop la sera stessa!
Spud: Si è fatta girare le palle?
Tommy: Di brutto. Si è incazzata come una belva: “O io o Iggy Pop, è il momento di decidere”.
Spud: E allora che cosa farai?
Tommy: Beh, il biglietto l’ho pagato!

Siccome sono un’inguaribile nostalgica vecchia dentro, questo post inizierà con un flashback. Era il 20 giugno 2008, e io e il fido Poggy Jr. ci eravamo recati all’Heineken Jammin’ Festival a Mestre per una giornata all’insegna di musica e cazzeggio. La line up prevedeva come headliners i Queens of the Stone Age e poi i Linkin Park sul palco principale, e i redivivi Sex Pistols su quello secondario. Incastrati lì in mezzo, alle sei del pomeriggio sul palco A, Iggy e gli Stooges.

Come molti della mia generazione, ho fatto conoscenza con Iggy grazie a Trainspotting, che mi fregio di aver visto appena uscito in Italia, in un uggioso sabato pomeriggio, al cinema Altino di Padova.  Iggy Pop è stato a lungo quello della traccia 1 della colonna sonora (ascoltata a oltranza), Lust for life; quello per cui Tommy e la fidanzata rischiano di rompere, e che era un presenza se possibile ancora più prominente nel romanzo di Irvine Welsh che lessi qualche tempo dopo.

Certo, con gli anni, a spizzichi e bocconi, l’ho conosciuto meglio, perché in fondo parliamo di un personaggio abbastanza ineludibile; anche se ho spesso avuto l’impressione che sia popolare più tra i musicisti che tra il grande pubblico, un po’ come i pittori che piacciono ai pittori o i registi che piacciono ai registi.  E quindi arriviamo a quel fatidico festival di due anni fa, dove arrivai sì con delle aspettative, ma con un’idea tutto sommato nebulosa di quello che avrei visto.

hjf '08 Iggyrama
Iggy & the Stooges all’Heineken 2008

Tuttavia, bastarono pochi accordi e Iggy che irrompe sul palco perché mi fosse immediatamente chiaro come mai gli Stooges fossero ritenuti una band seminale. Signori: questo è il rock, original flavour, gli altri possono anche accomodarsi all’uscita.  Tanto che alla fine, quando poi cominciarono a suonare i QotSA, non riuscii a trovare le motivazioni per abbandonare birra e panino e rientrare nella bolgia, perché sentivo di avere già assistito alla miglior performance della giornata. La differenza si fece ancora più smaccata quando andammo a vedere i Sex Pistols qualche ora più tardi:  tutto molto bello, cantavo a squarciagola le canzoni di Never Mind the Bollocks imparate a memoria quando avevo diciassette anni, ma quella che Rotten e soci presentavano era una rievocazione storica; loro lo sapevano, noi lo sapevamo. Mentre gli Stooges erano… gli Stooges. Più grigi, più rugosi, ma senza ironie postmoderne. Ricordo distintamente il riff di I wanna be your dog suonato da Ron Asheton – che è vissuto e morto da eterno gregario del rock, meritando decisamente di più – oscuro, erotico, potente. E ovviamente la fisicità incontenibile di Iggy, il corpo generosamente ostentato.

Tornai a casa da quel concerto con addosso un’adrenalina che impiegò giorni a dissolversi. Soprattutto ero determinata a ripetere l’esperienza – possibilmente con uno spettacolo interamente dedicato a Iggy e soci invece di un breve guest spot  come quello di Mestre.  Così, quando qualche mese fa ho saputo del concerto di Azzano Decimo, non mi sono nemmeno posta il problema: ci sarei andata, punto. Un paio d’ore di macchina e un prezzo tutto sommato popolare (trenta euro inclusa la prevendita)? Grasso che cola.

P1020274 copyNon ero mai stata alla fiera della musica di Azzano, ma mi è sembrata un interessante esperimento riguardo a cosa si può fare in un piccolo centro fuori dai circuiti principali (amici che siete venuti a Villafranca a vedere i Rammstein e già vi era sembrato un paese disperso… ricredetevi). Io nell’ufficio cultura di un comune grande come Azzano ci ho lavorato, e abito in un posto ancora più piccolo: posso assicurare che manifestazioni del genere sono un investimento non indifferente per un piccolo centro, però l’esperienza azzanese mi sembra un segnale incoraggiante. Il concerto era sold out da tempo (ho origliato un tipo della security della fiera – non del concerto, che mi pare fosse un’agenzia diversa – parlare di 3000 biglietti venduti, le fonti ufficiali dicono 4500), segno che la promozione è stata efficace.

P1020281La location, ricavata tra gli impianti sportivi dietro a una scuola, forse era un po’ strettina e il palco piccolo (ma quello non è necessariamente un male, soprattutto considerata la natura molto spartana dello show degli Stooges), però – almeno per quanto ho visto dalle prime file – la situazione non è mai sfuggita di mano, con una security attenta a tenere a bada un pubblico molto espansivo e a distribuire acqua a go-go perché ovviamente, quasi come a Villafranca, faceva un caldo infernale.

Gang of fourI Gang of four hanno cominciato a suonare intorno alle nove, presentando un set di quasi un’ora. Ammetto che non li conoscevo, ma indubbiamente hanno tenuto bene il palco, presentando un punk che a tratti mi ha ricordato i Clash, ma con numerosi inserti dub e suoni distorti che personalmente ho gradito assai – per non parlare del pezzo, ai limiti della performance art, in cui il cantante usa un microonde come percussione.

vecchi_leoniMa ovviamente, eravamo tutti lì per Iggy. Era quello che aspettavo dai tempi di Mestre: un concerto in cui non ci fosse metà del pubblico lì per qualcun altro, ma tutti fossero pronti a rispondere all’energia che l’Iguana sprigiona sul palco. Devo dire che osservare il pubblico è uno dei tanti piccoli piaceri dell’andare per concerti, e il popolo degli Stooges è decisamente eterogeneo, con una fascia d’età che comprende dai diciotto ai non-si-sa-bene-quanti anni. Durante la performance dei Gang of Four, con la coda dell’occhio ho visto una figura in mezzo al pubblico che quasi mi ha fatto prendere un colpo, salvo poi rendermi conto che si trattava di un sosia quasi perfetto di Iggy com’era una decina di anni fa. Impressionante… ma si può dire che il vecchio Jim Osterberg sia particolarmente bravo a generare desideri di emulazione tra il suo pubblico. *Do* try this at home.

P1020334Quando ai roadie che si erano messi a risistemare il palco dopo i Gang of Four si è unito “l’uomo che sbroglia il microfono per Iggy“, che avevo imparato a conoscere a Mestre, sapevamo che il bello stava per cominciare. Infatti gli Stooges sono apparsi con pochissimo preavviso, attaccando subito con Raw Power e senza fermarsi più per altre due ore (scarse? non so, ammetto di aver perso la nozione del tempo). E quando parlavo di “spirito di emulazione” intendo dire che nel momento in cui Iggy ha cominciato a esibirsi, il suo entusiasmo dionisiaco è stato immediatamente riflesso dal pubblico: tutti ballavano, si sbracciavano, lo chiamavano.

Purtroppo, dalla mia posizione laterale non sono nemmeno riuscita a vedere quando si è addentrato tra la folla, ma ad un certo punto ha fatto anche un giro davanti alle transenne: è talmente basso che, dalla seconda fila, a malapena sono riuscita a vederlo, ma SONO RIUSCITA A TOCCARLO.

Cioè, ho toccato i suoi capelli.

Con la punta delle dita.

E ora il rock scorre copioso in me.

P1020324Su Funhouse (mi pare), come suo solito ha chiesto ai fan di scavalcare le transenne e unirsi a lui sul palco. Io lì ho tentato di agevolare lo scavalco di Poggy jr., che però è riuscito ad arrivare di là troppo tardi, e quindi, insieme a pochi altri sfortunati, non è riuscito a salire. Peccato, sarebbe stato l’EPIC WIN definitivo, ma va bene così. Durante l’ultimo quarto d’ora/venti minuti di concerto, grazie a uno scambio diplomatico tra vicini di posto, sono arrivata in prima fila, ma ovviamente ero talmente presa da dimenticarmi di fare le foto… ma i lividi sulle costole (oltre a quelli genericamente sparsi per tutto il corpo) testimoniano il mio tête-à-tête con la transenna. In ogni caso catturare l’immagine di Iggy non era facile, quindi le poche foto che ho fatto riguardano tutte i rari momenti in cui è rimasto fermo per più di tre secondi nello stesso punto, così come questo microvideo di Gimme Danger (che è così corto perché onestamente mi sono stancata subito di dribblare la testa del ragazzo altissimo e iperentusiasta di fianco a me). Comunque, già solo nel poco tempo passato in prima fila  ho visto qualcosa come quattro o cinque persone che avevano scavalcato, tra cui una ragazza che era arrivata davvero vicina a salire sul palco e che la security ha dovuto portar via di peso. Questa è la misura dell’entusiasmo che Iggy e gli Stooges sono stati in grado di suscitare.

Gimme Danger

Già, perché non è giusto dimenticarsi del resto del gruppo, dove l’ironia della sorte ha voluto che, a sostituire il compianto Ron Asheton, tornasse quel James Williamson che già lo aveva rimpiazzato (“degradandolo” a bassista) in Raw Power. Lasciata la musica per molti anni, Williamson si è dedicato all’informatica (!) ed è oggi un dirigente della Sony (!!), e un po’ si vede, ma di sicuro non si sente. E’ questa la magia degli Stooges: c’è chi è rimasto in ombra dopo il momento magico degli anni ’70, chi ha cambiato lavoro, chi può permettersi di fare cose che distruggerebbero la credibilità di molti artisti, come la pubblicità di una compagnia di assicurazioni… eppure quando sono sul palcoscenico esprimono qualcosa di così insopprimibilmente rock – cioè istintivo, esaltante, sessualmente esplicito – da fare piazza pulita di qualsiasi altra cazzata. Ho letto un commento sul sito del Guardian che diceva pressappoco: “se quando senti il riff di T.V. Eye [che non hanno suonato ad Azzano! lacrimuccia NdMe] non ti viene voglia di alzarti dalla scrivania e mollare un pugno in faccia al tuo capo, allora non hai sangue nelle vene”. Beh, cazzo, hai ragione, commentatore del Guardian che non ho voglia di rintracciare.

P1020333Il concerto è finito come era iniziato, senza troppi fronzoli, col resto degli Stooges che se ne va e Iggy che si concede un’ultima volta scherzando con il pubblico, per poi lasciare il palco a sua volta accompagnato *gossip* dalla fidanzata storica, Nina Alu.

RingoIn coda al concerto, sotto un tendone poco lontano, Ringo di Virgin radio metteva i dischi; non sono una grande fan di Ringo (e preferivo Virgin Radio quand’era solo musica senza parlato), ma è stato bello poter sfogare un po’ di adrenalina ballando mezzi ubriachi su Bela Lugosi is dead – e rifarmi di un po’ dell’headbanging che non ero riuscita a fare a Villafranca quando hanno messo su Du hast. E da lì, piano piano, ritorno a casa, con tanto di tappa dall’abusivo per comprare una simpatica magliettina dato che ero bagnata fradicia dopo aver passato metà del concerto a versarmi in testa bottigliette d’acqua… Insomma, se non è abbastanza evidente da tutta questa supercazzola, per me vedere gli Stooges dal vivo è stata un’esperienza esaltante. Che possano non esaurire mai la loro scorta di Gerovital.

3ozzy

E a proposito di Gerovital, il 5 luglio sono anche andata a vedere Ozzy Osbourne a Piazzola sul Brenta. Mi sento un po’ in colpa a relegarlo qui, in coda al post su Iggy; ma è anche vero che, per quanto mi piacciano parecchio le cose dei primi Sabbath, e Ozzy sia un altro di quei personaggi titanici che sarebbe stato un peccato mortale perdere a così pochi chilometri da casa mia, si è trattato di uno di quei concerti che potevo accontentarmi di seguire dalle retrovie, invece che dal mezzo della folla. Comunque posso dire che, a dispetto di un colpo della strega perenne e di voci allarmistiche che giravano (“si deve attaccare alla bombola di ossigeno, è messo male”) il Principe delle Tenebre (TM) ha tirato fuori una performance vocale secondo me di tutto rispetto. E come con Iggy, anche se in maniera ovviamente diversa, siamo di fronte a un performer in grado di tenere in pugno il pubblico come vuole: certo essere quel che si dice una leggenda vivente aiuta… ma non si diventa leggende se non si sa stare su un palcoscenico. Anche così acciaccato, e anche se mi appartiene meno dell’Iguana e soci, è evidente che Ozzy possiede quel “quid” che distingue i veri grandi da chi è destinato a non lasciare il segno.

l'anima gemellaIn definitiva, è stato un buon concerto, l’unica pecca il prezzo veramente alto (sessanta euro e senza nemmeno la giustificazione di un dispendioso impianto scenico come quello dei Rammstein) a cui si è andata a sommare la bella idea del comune di Piazzola di incanalare le automobili nei parcheggi a pagamento – e lì sono altre cinque carte.  E’ vero che il centro di Piazzola non offre molti spazi e così si è mantenuto l’ordine, ma alla luce delle esperienze di Villafranca e Azzano (parcheggio libero e prezzi popolari per quanto riguarda le vettovaglie), sorge spontaneo il dubbio che all’ombra di villa Contarini magari si sia un po’ speculato. E ci sarebbe anche la collocazione infelice della data, sovrapposta all’Heineken – non credo che il pubblico di Ozzy si sovrapponga più di tanto a quello dei Black Eyed Peas (quel giorno a Mestre), ma magari chi aveva già intenzione di andare a una o più delle giornate del festival ci ha pensato due volte prima di spendere pressappoco gli stessi soldi per vedere un solo artista. Insomma: Ozzy promosso, organizzazione rimandata a settembre (perché comunque, una volta dentro, non c’è stato nessun problema, la birra scorreva copiosa e i bagni erano toilette vere, non chimiche… ovviamente giusto quella volta non ne ho avuto bisogno, ah ah).

Che dire? Largo ai giovani… basta che prima imparino da questi vecchiacci come si fa.

Altre foto sul mio Flickr.

6 thoughts on “Raw power: Iggy and the Stooges live @ Azzano Decimo, 16.07.10

  1. Spero ardentemente che l’anno prossimo Azzano Decimo si riproponga con qualcosa di interessante, così magari ci faccio un salto, e visito un nuovo angolo desolato della provincia Veneta!XD
    Comunque, venendo alle cose serie… Bellissimo, che voglia di vedere anche io gli Stooges dal vivo, e non solo di ascoltarlo in cuffia come sto facendo al momento… Chissà se riuscirò mai…
    E l’hai toccatooooo, nota importantissima!
    Ma.. il dj set di Ringo (…) sembra spettacolare! E’ tutta la vita che sogno di ballare Bela Lugosi’s Dead, ah!

    • Tecnicamente, Azzano è già Friuli (anche se per poco), ma se vuoi un po’ di desolata provincia veneta ti ospito io a casa mia😄 Scherzi a parte, a mano a mano che ci avvicinavamo (percorrendo la STRADA DEL VINO) io e mio fratello continuavamo ad esaltarci come bimbiminchia per l’urbanistica del luogo, che abbiamo riassunto in “come in Veneto, ma più bello”. Adesso ho capito perché i comuni che confinano con le regioni a statuto speciale vogliono sempre farsi annettere😄

      Comunque era una bella manifestazioncina, l’anello di congiunzione tra sagra paesana e roccherrolle, il che mi garba assai😀 Ringo comunque si è giocato tutti gli assi all’inizio: Bauhaus, Depeche, Marilyn Manson, Rammstein e SOAD… con scelte anche piacione perché ha messo i brani più conosciuti di ognuno, ma in quel momento ci stava. Poi sono cominciati i Green Day e siamo andati via😀

      • 😄 quando arrivano i Green Day tutti vanno via, d’ho.
        Questa selezione musicale di Ringo mi ricorda un pò una serata in una “discoteca” rock a Roma dove avemmo la fortuna di beccarci Du Hast, The Beautiful People e Closer tutte l’una in fila all’altra: gioia, gaudio e tripudio! E quanto sia eccezionalmente ballabile questa musica, non smetterò mai di ripeterlo, oh. E c’erano anche i Bauhaus nella saletta anni ’80, ma con She’s in Parties.

        Ahaha, allora mi godrò la sperduta provincia Veneta ET Friulana, sarà un piacere tornare nei luoghi a Statuto Speciale dopo il 2006 a Lignano Sabbiadoro. Mi manca la desolazione di Lignano Pineta, sì.

  2. Ue, mi spaventi.
    Ho visto il titolo pensando “to’, volevo andarci anch’io… ma questa conosce Azzano X, dev’essere di queste parti…”
    Poi ho letto che sei stata all’Heineken, coincidenza, lì c’ero davvero.
    All’ultimo mi è andato il boccone di traverso quando ho letto di Trainspotting all’altino! Anch’io ho conosciuto lì Iggy, proprio quel film e quel giorno, ottobre, mi pare, 1996! Non è che magari siamo fratelli? Eri anche tu sull’oceanic 815? ;D

    Complimenti per il blog, comunque, sempre parecchio interessante. TI leggo spesso, anche se non commento mai.
    Un saluto

    • Ahahah, è vero, è una coincidenza degna di Lost! Se eri a Padova perché frequentavi lì il liceo artistico abbiamo fatto scopa😀

      Ciao e grazie del commento!

      • mmm, niente liceo, solo primo anno di università.
        Quel pomeriggio al cinema lo ricordo bene, perchè mi ha dato una notevole spinta verso la droga per i successivi due anni!🙂
        Ne ho avuto bisogno per capire cosa l’isola volesse da me!

        Ciao ancora, magari ci si becca a qualche concerto!

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