Tempi interessanti

Propositi per il 2013, l’anno del serpente: scrivere di più su questo blog (ah ah).

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Il 2012, tutto considerato, per me è stato un anno strano, a volte difficile. A livello personale, ho spesso avuto l’impressione di stare vivendo un remake in tono minore (nel bene e nel male) del 2006, ma questo non è un blog a livello personale. Facciamo quindi un riassuntino di quelle poche cose rilevanti al tema di Conversation Pieces, ammesso che ne abbia uno.

  • Questo è stato l’anno in cui è continuata la mia luna di miele col cinema danese: il film migliore che ho visto in sala, infatti, è stato probabilmente Jagten – Il sospetto di Thomas Vinterberg, e giuro che non è solo perché Mads Mikkelsen ci ha vinto a Cannes. E’ stato anche l’anno di Forbrydelsen (mi raccomando la pronuncia: forbrüüüdlsn, tentando di mangiarvi le parole più che potete), una di quelle millemila cose di cui mi sono ripromessa invano di scrivere qui. Nel caso non riesca a tornarci sopra più diffusamente, e ormai non prometto più nulla, il mio consiglio è di recuperare almeno la prima stagione, che è di gran lunga la migliore (ma se vi prende la scimmia sarete ben felici di papparvi anche la seconda, a mio avviso la più debole, e la terza e ultima, andata in onda quest’autunno). E’ stata trasmessa doppiata da Rai 4, ma si trova anche in lingua originale coi sottotitoli in inglese della BBC. Fate vobis.

  • Sono stata al Festival di Venezia, sfruttando quello che ho prontamente ribattezzato “l’accredito dei poveri” avuto tramite l’università. Se volete avere un assaggio in versione “first world problems” di cosa voglia dire vivere in una società divisa in caste, un festival del cinema può essere un buon modo. C’è un primo strato di valvassori con il generico accredito “cinema” che in sostanza permette di accedere alle proiezioni segnate per “tutti gli accrediti” e a quelle per il pubblico (nemmeno tutte: alcune di esse sono solo per gli spettatori paganti) e – il vero privilegio che distingue dai comuni mortali costretti a fare la fila al botteghino e all’utilizzo delle toilette chimiche o a quelle delle sale ma solo una volta entrati col biglietto – a poter andare e venire dal palazzo del Casinò, custode del tesoro più prezioso: i bagni
    Bellino, eh? E con "bellino" intendo "assolutamente inquietante"

    Bellino, eh? E con “bellino” intendo “assolutamente inquietante”

    C’è anche un bar pressoché uguale a quello dell’Overlook Hotel (con ulteriori bagni, e lì ti senti Luigi quattordici); tra l’altro il catering, per i generi di prima necessità – acqua, caffè, brioches, e spritz –  quest’anno aveva addirittura dei prezzi onesti (i pasti veri e propri meglio portarseli da casa o cercarli altrove al Lido, se siete dei poveracci come me). E qui finiscono i privilegi dell’accredito cinema, con un gradino di privilegio superiore rappresentato dagli accrediti stampa: che, lo dice il nome stesso, danno accesso alle proiezioni per la stampa, alle sale stampa, forse anche ai photocall che si tenevano da qualche parte su un terrazzo del casinò, e FORSE  aun servizio wi-fi promesso a tutti gli accreditati ma che a me non ha funzionato una sola volta. Non a caso le sale stampa e cazzi e mazzi sono situate ai piani superiori, per segnare la differenza di ceto. Più o meno equivalente sembrerebbe l’accredito industry, un oggetto misterioso che a occhio e croce dà accesso più o meno a privilegi equivalenti di quello stampa, ma con lo spinoff “accredito industry gold“, e questo tirare in ballo i metalli nobili lascia sospettare che quei vassalli abbiano anche qualche carica aggiuntiva che li avvicina un po’ di più al sovrano, tipo gran ciambellano o messo papale. E poi c’è quello che equivale a un anello cardinalizio: i pass degli sponsor, che pendono al collo di pochi fortunati affastellandosi l’uno sull’altro. Ho visto anche chi aveva solo quelli e nessun accredito per l’accesso alle sale. Per capirsi, i pass sponsor sono quelli per cui, invece di metterti in fila per uno spritz in bicchiere di plastica a due euro e cinquanta, te lo vai a bere in un calice crisoelefantino in un posto del genere:

    posti in cui non berrete uno spritz

    O potreste trovarvi sulla terrazza dell’Excelsior a bere un birrino

    *nervous laughter*

    gente con cui non berrete un birrino

    Ma siamo qui per il cinema, giusto? Non per cose frivole come la mondanità! Tra l’altro, l’unico red carpet a cui tenessi davvero ad assistere (anche perché per una questione di treni e vaporetti non potevo attardarmi troppo), cioè quello di Bella Addormentata (film che ho poi visto con calma al cinema e di cui una pseudorecensione giace qui nelle bozze) perché sono una bimbominkia di Isabelle Huppert, è stato inficiato dalla presenza delle bimbeminkia di Selena Gomez, molto più numerose e moleste di quelle che erano lì per Zac Efron un paio di giorni prima. Sono passata da un salomonico “ma sì, sono giovani, anch’io alla loro età avrei fatto lo stesso con il teen idol di turno” a “DOVETE LEVARVI DAL CAZZO E TORNARE QUANDO AVRETE CONSEGUITO LA LICENZA MEDIA” a una velocità vertiginosa, anche se un po’ le ho amate quando, al passaggio di un giornalista che tentava di pungolarle col fatto che il film che Selena e le altre starlette del Disney Club venivano a presentare era una cosa piena di sesso & droga, hanno sostanzialmente risposto con un pragmatico “chissenefrega, sono scelte di carriera”.

    Isabelle IO TI LOVVO <3

    Isabelle TI LOVVO❤

    Ho visto 21 film in due settimane, di cui due vertiginosamente lunghi (la miniserie Shokuzai compattata in un unico lungometraggio da 270′ e il director’s cut de I cancelli del cielo, 216′), ma non sono i due che mi sono dormita (Thy womb e .Winter of discontent). Tra l’impossibilità di assistere alle proiezioni serali e la scelta personale, ho visto poco o niente del concorso principale, il sopraccitato Thy womb e Paradies: Glaube di Ulrich Seidl, forse il mio preferito del festival insieme all’imperfetto ma straziante The weight di Kyu-hwan Jeon. Considerato che ho sviluppato un certo fastidio verso il terzomondismo da cineforum e quindi partivo da un certo pregiudizio, sono stata piacevolmente colpita da due film mediorientali: Wadjda (ora in Italia come La bicicletta verde), godibilissimo grazie soprattutto alla caratterizzazione della ragazzina protagonista, e Yema, più una tragedia greca ridotta all’essenziale che una lezioncina sulla guerriglia algerina. Guilty (guiltissimo) pleasure: Love is all you need di Susanne Bier, uno spudorato mashup di Pane e tulipani e Mamma mia! (c’è pure Pierce Brosnan) che però ci voleva come decompressione dopo tutti quei film pesissimi e che sta in piedi grazie ai soliti bravi attori danesi (dico “soliti” perché veramente sono sempre gli stessi che si danno il giro dai tempi di Festen in giù) e alla solita ventata di tristezza, sempre danese, che salva dall’iperglicemia (in questo caso il tema del cancro). In compenso Passion di De Palma è stato davvero un po’… provaci ancora, Brian.

  • Ho fatto due viaggi, entrambi brevi, entrambi in Germania: sono tornata a Berlino in agosto approfittandone per vedere un’altra volta Iggy Pop, stavolta al Greenville Festival in una ridente località rurale del Brandeburgo. Dove giustamente è caduta una pioggia gelida per tutto il giorno dopo che la capitale tedesca mi aveva accolto con un’afa che credevo possibile solo qui, nella Louisiana d’Italia. Oh beh: Iggy è sempre Iggy, e Berlino, che ve lo dico a fare.
    P1050145A Stoccarda, come al solito una toccata e fuga con visita al volo al mercatino di Natale, per di più un po’ acciaccata, ma vabbè. L’ho già detto e lo ripeto: prima di arrendervi allo stereotipo per cui in Germania si mangia per forza male, fatevi un giretto in Svevia e assaggiate le specialità tipiche come maultaschen, schupfnudeln, käsespätzle, oltre ovviamente ai vari tipi di wurst, è una cucina di tutto rispetto, soprattutto di questa stagione. Tra l’altro, sento di aver finalmente chiuso il cerchio, perché dopo la maledizione dell’apfelschorle sono stata vendicata, trovando il suo gemello buono, ovvero il succo di mela fresco DOP del Baden Württemberg, che si trova in bottiglia di vetro al distributore automatico per un prezzo tipo sessanta centesimi e riassume, lui sì, tutto ciò che c’è di bello, buono e moralmente giusto nel concetto di “succo di mela”. Tipo che se l’apfelschorle è urina di Satana, questo è purissima pipì di arcangelo. Tra l’altro ero convinta di avere una foto della bottiglia da qualche parte, che vi devo dire, credetemi sulla fiducia, esso esiste. Esiste anche, agli arrivi dell’aeroporto di Stoccarda, un sexy shop con cabine video, e un cartello con scritto “fap” sul muro di fronte. Giustamente.
    fap

E questo è quanto. A dire il vero mi sta anche salendo la scimmia per Spartacus, ma probabilmente è una cosa che si trascinerà nel 2013 quindi probabilmente nel 2014 ci farò un post.

Tante buone cose.

2 thoughts on “Tempi interessanti

  1. sono passati più di tre anni e il proposito direi che è fallito.

    Io ho ricominciato ieri a riscrivere sul blog e niente, son capitato su post passati in cui c’erano tuoi commenti e mi son detto che sarebbe stato carino passare a fare un saluto…

    • Ho visto! applaudo la tua forza di ricominciare😄 io devo dire che ho sparpagliato pensieri e opinioni non richieste tra social e altre piattaforme che mi hanno ospitato, ma per qualche motivo la forma-blog negli ultimi anni mi è risultata sempre più impegnativa… mai dire mai comunque (e mai fare propositi ad alta voce, per quanto questa frase stessa sia un ossimoro)

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