Tempi interessanti

Propositi per il 2013, l’anno del serpente: scrivere di più su questo blog (ah ah).

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Il 2012, tutto considerato, per me è stato un anno strano, a volte difficile. A livello personale, ho spesso avuto l’impressione di stare vivendo un remake in tono minore (nel bene e nel male) del 2006, ma questo non è un blog a livello personale. Facciamo quindi un riassuntino di quelle poche cose rilevanti al tema di Conversation Pieces, ammesso che ne abbia uno. Continua a leggere

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2010 in review a cazzo di cane

Non avevo intenzione di fare post riassuntivi, ma a quanto pare ci ha pensato WordPress per me e stamattina (“mattina” è una parola grossa) mi sono trovata un riepilogo delle visite (“about 29 full 747s”), delle immagini caricate, ovvero “There were 118 pictures uploaded, taking up a total of 26mb. That’s about 2 pictures per week” (and that’s terrible), e dei post più popolari, dove, un po’ a sorpresa, ha vinto quello su A Serbian film , che è stata anche la principale chiave di ricerca per arrivare fino a qui. Ma il vero motivo per cui mi sono presa la briga di scrivere questo post invece di riprendere in mano la rece di Romanzo Criminale, è l’immagine che WordPress ha scelto come più rappresentativa del 2010:

coincidenze? Noi di Voyager crediamo di noRENE’ FERRETTI URLA “VIVA LA MERDA”

Non serve aggiungere altro.

 

Per Natale regala una pelliccia di ANIMALI CHE NON ESISTONO

il canonico disegnino di Natale (la prossima volta lo preparo a luglio, ecco)

E insomma, buon Natale, buone feste, eccetera a tutti quelli che capitano più o meno involontariamente su queste pagine. Non ho molto da aggiungere al riguardo se non che ho un rapporto molto rilassato col Natale (nulla di paragonabile al mio odio feroce per il Capodanno), l’entusiasmo dell’infanzia ormai è bello che andato, ma devo dire che non mi dispiace nemmeno: come può dispiacermi una festività dove la gente ti regala delle cose, si mangia come dei maiali, e l’atteggiamento nei confronti dell’alcol è “liberi tutti”?

Comunque per non rendere questo post totalmente fine a se stesso, ho da farvi vedere una cosa che mi ha divertito molto. Cercando le decorazioni per l’albero sugli scaffali in magazzino, io e mio fratello abbiamo trovato, ad avvolgere dei vecchi bicchieri, un foglio di giornale. Più precisamente del Mattino di Padova del 26 marzo 1981, il che lo rende più vecchio di me di cinque mesi esatti. Serendipità! Le quattro pagine in oggetto riguardano gli spettacoli e la cronaca di Abano Terme, insomma nulla di apparentemente succoso (vi interesserà sapere che in quel periodo l’Orion pallavolo aponense aveva “toccato il fondo”), ma siccome a me piace il VECCHIUME, ho estrapolato ugualmente un paio di cose simpatiche/interessanti/WTF.

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The Expendables – I Mercenari (Sylvester Stallone, 2010)

Ero indecisa se scrivere o no questa recensione a caldo su The Expendables (userò il titolo originale non per vezzo ma perché è un anno che sento parlare del film con questo nome e mi fa specie cambiarlo ora): tanto per cambiare, Nanni Cobretti ha praticamente già detto tutto, anche se purtroppo o per fortuna all’uscita dal cinema non mi era cresciuto il pene. Damn!

Cosa posso aggiungere di pregnante e significativo? Ci stanno aggettivi come “pregnante” e “significativo” su un film come The Expendables, un’operazione-nostalgia su una scala da Reagan a Commando [1]? Beh sì, perché l’effetto madeleine c’è tutto, anche se sicuramente vi avranno già fatto notare che l’unico grande veterano in gara è Stallone; Lundgren e Rourke hanno solo ruoli di supporto (per quanto forse i più interessanti del film), mentre Schwarzenegger e Willis appaiono solo per un cameo tanto breve quanto è enorme il fanservice. Insomma il grosso del nostro gruppo di nerboruti picchiatori dal grilletto facile è costituito da uno che la sua credibilità se l’è costruita soprattutto in Asia (Jet Li), da rappresentanti del cinema di menare più recente (Statham, vero coprotagonista, e secondariamente Crews), e da chi, come Randy Couture e Steve Austin [2], può vantare un background sul ring ben più corposo di quello cinematografico.

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Superclassifica serie tv – guardie e ladri (stavolta con i video)

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Sono le quattro e mezza del 30 dicembre e ancora non so che farò e dove andrò a Capodanno. Io odio il Capodanno e amo il Natale, il che, credo, mi rende assolutamente persona non figa. Ma ad essere non figa ci ho fatto l’abitudine.

Quindi ecco le posizioni 3 e 4 della superclassifica delle serie tv 2000-2009 compilata da me medesima. Ho sottotitolato questa sezione della lista “Guardie e ladri” per motivi abbastanza palesi – con l’anno nuovo arriverà il formidabile, sbrilluccicante podio dei due numero uno a pari merito perché io, alla fin fine, le classifiche non son mica capace a farle.

E se non ci vediamo prima, buon 1998 (cit.).

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Quella volta che George Harrison, al capodanno del Duemila, disse “forza Panino”

George Harrison
George Harrison (25 febbraio 1943 – 29 novembre 2001)

In realtà, avevo cominciato a scrivere questo post giusto in tempo per l’anniversario della morte di George Harrison, poi come al solito ho perso il filo e quindi eccolo qui con qualche giorno di ritardo. Passato il santo, passato anche il miracolo? Beh, ma anche no, il post ve lo beccate lo stesso.

Ogni volta che qualcuno mi nomina George Harrison,  a me viene in mente il capodanno del Duemila. Ero in quinta superiore, ovvero l’ultima grande stagione delle Feste-in-casa, quelle dove alla fine si rimaneva tutti a dormire sul pavimento. Poi ci si svegliava con la lingua felpata e la mamma dell’amica/o che chiede sorridente, “allora? Vi siete divertiti?” e tu che non sai cosa rispondere, specialmente se hai chiazzato di vomito una parete nel corso di tale divertimento *cough*.

La *festa del Millennio*era ospitata da A., una mia amica la cui casa sembrava fatta apposta per queste cose; tutte le sue feste furono memorabili (tra l’altro alle sue feste io ho stabilito i miei record personali di rimorchio, per forza ci sono affezionata: mai più mi è successo! Mai più!), vuoi per la logistica – grandi spazi e vino fatto in casa – vuoi perché seguivano la massima enunciata in Tapparella:

Una festa molto particolare dove saranno invitati tutti: molti amici, molti nemici, e anche Panino. Forza panino!

Insomma, c’era sempre qualche amico degli amici a movimentare la serata e a rimpinguare la scorta degli alcolici. Quella festa di capodanno non faceva differenza. Dopo aver brindato augurandoci “buon 1998” (la mia generazione ha un senso dell’umorismo un po’ così) il soggiorno di A. era tornato ad una normalità fatta di gente che giocava a carte con regole tipo “chi perde beve”, altri che ballavano in terrazzo, altri ancora che si arrotolavano sigarette dall’aria sospetta.

A un certo punto, mi ritrovai seduta in poltrona a leggere una copia del Corriere che avevo trovato lì per caso. Poiché ero ancora nella fase – ammesso che sia mai finita – “uuhh, vediamo che effetto fa fare questa cosa normalissima però da ubriachi”, mi misi, banalmente, a leggere le notizie. In quel momento, arrivò una nostra amica che veniva da un’altra festa, e con lei i proverbiali “amici degli amici” tra cui uno che chiameremo Panino[1]. Continua a leggere