Tempi interessanti

Propositi per il 2013, l’anno del serpente: scrivere di più su questo blog (ah ah).

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Il 2012, tutto considerato, per me è stato un anno strano, a volte difficile. A livello personale, ho spesso avuto l’impressione di stare vivendo un remake in tono minore (nel bene e nel male) del 2006, ma questo non è un blog a livello personale. Facciamo quindi un riassuntino di quelle poche cose rilevanti al tema di Conversation Pieces, ammesso che ne abbia uno. Continua a leggere

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Tre opinioni non richieste

"In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa. Perché l'unica cosa che voglio è resistere."

1) Ho approfittato del ciclo di repliche di Italia 1 per rivedere il primo Rocky un paio di settimane fa, l’avevo anche recensito sul sito di Film Tv ma poi, tentando di editare, il post si è cancellato (…). Lo ridico qui, in breve – il bello di Rocky è che è un film buono senza essere buonista, dove Rocky alla fine perde contro Apollo Creed ma non conta perché il match, in realtà, era quello contro se stesso. Dove Adriana non è la principessa del prom sognata dai protagonisti di tante altre storie di riscatto, ma è goffa e bruttina come lui, e la loro storia d’amore tra sfigati, senza fronzoli, è integrale al film invece delle solite trame romantiche appiccicate con lo sputo che siamo abituati a vedere. Poi, è vero, la saga ha preso una deriva più tamarra, smargiassa come gli anni ’80; ma questo primo capitolo è del ’76 ed è girato con due lire (i trivia di imdb al riguardo sono da leggere tutti), un film povero su gente povera, che stempera il sogno americano nella timidezza e nella paura che, in fondo, il treno per il successo sia già passato. Come si fa a non volergli bene?

(poi vabbè, la settimana prossima c’è quella tamarrata di Rocky IV, a cui si vuol bene per motivi praticamente opposti)

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Tutto il mondo è paese: True Blood stagione 2 (per non parlare dei libri)

Se cliccate qui, trovate un'analisi della sigla iniziale su artofthetitle.com

Mentre aspetto che la 6×10 di Lost appaia magicamente nel mio hard disk, colgo l’occasione per parlare della seconda stagione di True Blood. Depenniamo subito la domanda più pressante: è bella? Sì, nel senso che se vi è piaciuta la prima la seconda non vi deluderà, ma non è proprio uguale-uguale; nel bene e nel male, ci sono degli aggiustamenti sia a livello narrativo che di caratterizzazione su cui vale la pena soffermarsi, e ne approfitto per parlare anche dei primi tre romanzi della saga cui si è ispirato Alan Ball. Continua a leggere

Sbrodoliamoci: True Blood stagione 1

Okay, lo so che avevo promesso un post su Van Damme per spegnere il cervello dopo l’overdose di Lost, ma vi garantisco che a)il post su Van Damme è quasi fatto e include anche Dolph Lundgren, b)qui c’è di che spegnere il cervello lo stesso. E prima di cominciare, vorrei ringraziare Agony Aunt di Strong Bloody Violence: sono stati i suoi post a convincermi subdolamente a vedere questo telefilm da tempo relegato a metà classifica delle mie “cose da vedere”.

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Ah, ma non era il Banale?

Uhm, temo che la battuta la capiranno solo i padovani. Comunque. Ci sono due modi per approcciarsi a True Blood: uno serio e l’altro no.

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Guilty pleasure #3: pro wrestling (e come mi aiutò a capire Harry Potter)

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Brèslin

E’ un po’ brutto dirlo, ma la recente dipartita di Eddie “Umaga” Fatu mi ha ricordato che il wrestling occupa un posto di riguardo nella lista dei miei guilty pleasures. Anche se suppongo abbia subito un pochino di sdoganamento negli ultimi anni (e una patina di accettabilità intellettuale grazie all’ottimo The Wrestler di Aronofsky), in generale seguire il wrestling non è visto come particolarmente figo da nessuno, se non da altri che seguono il wrestling. Questo per dirvi che, se volete far bella figura in società, vi conviene dire che siete appassionati di rugby o di balletto classico, le quali cose, ironicamente, se potessero essere mischiate produrrebbero… il wrestling.

A dire la verità è un pezzo che non seguo più questo sport-entertainment con l’assiduità di un tempo (diciamo che la sua graduale scomparsa dai palinsesti dopo il ritorno di fiamma di qualche anno fa non aiuta), tuttavia resterebbe un mondo a me caro anche se non vedessi più un singolo incontro da qui all’eternità. I motivi sono almeno due. Continua a leggere