Tempi interessanti

Propositi per il 2013, l’anno del serpente: scrivere di più su questo blog (ah ah).

anno-del-materiale-vettore-serpente-progettazione_34-57071

 

Il 2012, tutto considerato, per me è stato un anno strano, a volte difficile. A livello personale, ho spesso avuto l’impressione di stare vivendo un remake in tono minore (nel bene e nel male) del 2006, ma questo non è un blog a livello personale. Facciamo quindi un riassuntino di quelle poche cose rilevanti al tema di Conversation Pieces, ammesso che ne abbia uno. Continua a leggere

Annunci

La mia vita con Murphy: Eat the kermesse

Normalmente mi importa poco del festival di Sanremo, diverse edizioni le ho proprio saltate a pié pari, anche perché a casa mia, storicamente, la musica italiana non è mai andata per la maggiore, almeno non quella che solitamente si esibisce all’Ariston.

Epperò siamo nel 2011, ci sono i socialcosi, e ci si diverte anche a fare i gruppi d’ascolto cazzeggioni che commentano/perculano in diretta quanto accade nella più nota, immarcescibile, orchestrale kermesse canora italiana (ammesso che in Italia si usi la parola “kermesse” per qualcosa che non sia Sanremo). E’ anche vero che con un gruppo d’ascolto cazzeggione adeguato si può anche stare a commentare la barba che cresce sulla faccia del nonno di Heidi.

Tuttavia, devo ringraziare (anche) Sanremo per avermi fornito uno di quegli aneddoti gustosi che mi rivendo ogni volta che ne ho l’occasione, ovvero “quella volta che presi 8 scrivendo un tema su Elio e le Storie Tese”.

Continua a leggere

Raw power: Iggy and the Stooges live @ Azzano Decimo, 16.07.10

Tommy: Inutile figlio di puttana, è così che mi ha chiamato. Le ho detto: senti, mi dispiace, ma sono cose che capitano, mettiamoci una pietra sopra.
Spud: Sei stato onesto.
Tommy: Già, ma poi, poi ha scoperto che avevo un biglietto per Iggy Pop la sera stessa!
Spud: Si è fatta girare le palle?
Tommy: Di brutto. Si è incazzata come una belva: “O io o Iggy Pop, è il momento di decidere”.
Spud: E allora che cosa farai?
Tommy: Beh, il biglietto l’ho pagato!

Siccome sono un’inguaribile nostalgica vecchia dentro, questo post inizierà con un flashback. Era il 20 giugno 2008, e io e il fido Poggy Jr. ci eravamo recati all’Heineken Jammin’ Festival a Mestre per una giornata all’insegna di musica e cazzeggio. La line up prevedeva come headliners i Queens of the Stone Age e poi i Linkin Park sul palco principale, e i redivivi Sex Pistols su quello secondario. Incastrati lì in mezzo, alle sei del pomeriggio sul palco A, Iggy e gli Stooges.

Come molti della mia generazione, ho fatto conoscenza con Iggy grazie a Trainspotting, che mi fregio di aver visto appena uscito in Italia, in un uggioso sabato pomeriggio, al cinema Altino di Padova.  Iggy Pop è stato a lungo quello della traccia 1 della colonna sonora (ascoltata a oltranza), Lust for life; quello per cui Tommy e la fidanzata rischiano di rompere, e che era un presenza se possibile ancora più prominente nel romanzo di Irvine Welsh che lessi qualche tempo dopo.

Certo, con gli anni, a spizzichi e bocconi, l’ho conosciuto meglio, perché in fondo parliamo di un personaggio abbastanza ineludibile; anche se ho spesso avuto l’impressione che sia popolare più tra i musicisti che tra il grande pubblico, un po’ come i pittori che piacciono ai pittori o i registi che piacciono ai registi.  E quindi arriviamo a quel fatidico festival di due anni fa, dove arrivai sì con delle aspettative, ma con un’idea tutto sommato nebulosa di quello che avrei visto. Continua a leggere

Saudaden: Rammstein live @ Villafranca di Verona 1.07.10

P1020214Non avrei mai creduto di potermi riappassionare alla musica in quella maniera viscerale, anche ingenua, che è propria dell’adolescenza. Eppure, se guardo agli ultimi anni, mi rendo conto che tra i momenti più genuinamente esaltanti, da picco di endorfine, ci sono proprio dei concerti. Forse perché, “da grande”, ho più disponibilità economica (‘nzomma) e libertà di movimento (ecco, quella sì) per andare a vedere quello che voglio io, invece di accontentarmi di quello che passa il convento nel raggio di pochi chilometri? Può essere. Ma mi piace anche pensare di essere cresciuta, e per me crescere significa anche imparare a prendere le cose di pancia, senza tanti filtri mentali (sono pur sempre della Vergine, i filtri mentali sono la mia coperta di Linus).

Questo per dire che è passata più di una settimana dal concerto dei Rammstein a Villafranca di Verona e io sono in quella delicata fase che i portoghesi chiamerebbero saudade e che io, più prosaicamente, chiamo effetto Costa Crociere: insomma quella nostalgia che sa tanto di crisi d’astinenza, e come ogni buon tossicodipendente sa, è la seconda pera quella che ti frega. Continua a leggere

La solitudine del manager

Malcolm McLaren

Come ormai sanno anche i muri, è morto Malcolm McLaren, l’uomo che inventò i Sex Pistols. E per “inventare” si intende “prendere quattro teppistelli che bazzicavano il suo negozio di abbigliamento fetish e mettere loro in mano strumenti che non sapevano suonare”: un’operazione quantomeno velleitaria se non fosse che si rivelò in piena sintonia con lo spirito del tempo. Insomma, una geniale intuizione di marketing che incidentalmente, piaccia o no, straripò nella storia della musica. O meglio: diede un volto e una forma a qualcosa che succedeva già da tempo, anzi, in un certo senso era già successo. Continua a leggere

Fuoco e bukkake: Rammstein live @ Palau Olimpic de Badalona (12 novembre 2009)

Dove si parla di tedeschi minacciosi, catalani disciplinati, lanciafiamme, tecnici del suono in pericolo di vita, manuali del perfetto frontman, sadomasochismo, malattie veneree e bukkake, con tanto di supporto video e fotografico (e ce n’è ancora di più su Flickr)

Ordunque, dopo un’attesa cominciata quest’estate quando, in preda ad un raptus da “ora o mai più” ho ordinato i biglietti alla Fnac spagnola, finalmente sono andata a vedere il concerto dei Rammstein a Barcellona. E sono qui per raccontarvelo.

Preludio: Hostel – arriviamo all’ostello abbastanza agevolmente: vicinissimo al palazzetto, ragazza alla reception cordiale, pulito, economico, mancava solo l’ampio parcheggio all’ingresso e facevamo scopa. Giusto il tempo di lasciare giù la roba e decomprimerci un attimo sotto il portico (giocando a briscola): lì vediamo un gruppetto di tre tedeschi molto grossi e dall’aria vagamente minacciosa, tra cui uno con la maglietta dei Rammstein(1). Io e il Brüderlein ci scambiamo uno sguardo eloquente al di sopra del tre di denari: qui il gioco rischia di farsi maschio fin da subito.

palau

Palau Olimpic

Il dinamico duoIl popolo – Il Palau Olimpic si rivela essere una struttura non molto più grande del Palaverde di Treviso (per come me lo ricordo) , che si affaccia direttamente sulla strada. Verso le cinque del pomeriggio lo spiazzo ai piedi della gradinata è pieno di gente, ma non sovraffollato; molti sembrano ragazzi del liceo (vicino a noi c’è chi fa i compiti). Ipotizzo che il grosso arriverà quando la gente staccherà dal lavoro. Incrociamo dei ragazzi italiani ma ci ignoriamo a vicenda. A mano a mano che il tempo passa, constatiamo che il pubblico spagnolo (o meglio catalano) è mediamente molto disciplinato(2), fuma un sacco, e, per essere sulla strada dove da un momento all’altro può passare un pulotto, si accende joint con una certa disivoltura. Di tanto in tanto, alle vetrate si affaccia qualche roadie che viene salutato con un boato; un paio di volte appare un tipo coi capelli lunghi che secondo alcuni è Schneider, secondo altri (tipo me), non lo è. Oh, a me sembra che avesse le mèches, e ciò non collima con le informazioni a mia disposizione. Comunque il docile pubblico barcellonese (?) ha un rigurgito di anarchia quando, esattamente alle 19.45 come specificato sul biglietto, si aprono i cancelli: come un sol uomo, tutta l’orda che fino ad allora se n’era stata tranquilla a fumarsi i cannoni e mangiare hot dog si riversa verso le gradinate, travolgendo le transenne e creando un cimitero di cocci di vetro per terra. Rischio di fracassarmi il cranio sulla gradinata e di perdere una lente a contatto ma, al grido di “prima fila o morte!” resto in piedi e, con tecniche rugbistiche, arrivo a farmi strappare il biglietto. Siamo dentro! Continua a leggere

10 cose da sapere su Liebe ist für alle da

Dunque, visto che mi appresto a partire per Barcellona, diretta al concerto dei sei martellatori pneumatici della DDR, mi sembra doveroso spendere due parole sull’ultima fatica del gruppo, Liebe ist für alle da (L’amore è per tutti).

  1. Leviamo subito dalle spese il punto cruciale: mi è piaciuto, e pure tanto. Infatti ogni volta che lo ascolto, dopo mi fumo una sigaretta.
  2. Il volto di un uomo che ha fatto pace con il mondo

    Questo è il disco di Schneider (il batterista), nessuno mi toglierà la convinzione che il nostro boccoluto picchiatore di tamburi stia passando una fase particolarmente felice della sua vita professionale (e forse anche personale, ma non sono aggiornatissima sul gossip, però nelle interviste, insomma, si vede se uno è contento, no?).  La batteria in LIFAD va oltre il solito, beneamato PICCHIA PICCHIA PICCHIA dei precedenti album e diventa più elaborata senza perdere in potenza. Metà di questo disco lo ascolto facendo air drumming, per dire.

  3. Pussy, nel contesto dell’album, inspiegabilmente ne guadagna di molto: la sua posizione nella tracklist è pressoché perfetta. Forse sarà anche la mancanza del video,  che a dirla tutta distraeva un po‘. Continua a leggere