The Expendables – I Mercenari (Sylvester Stallone, 2010)

Ero indecisa se scrivere o no questa recensione a caldo su The Expendables (userò il titolo originale non per vezzo ma perché è un anno che sento parlare del film con questo nome e mi fa specie cambiarlo ora): tanto per cambiare, Nanni Cobretti ha praticamente già detto tutto, anche se purtroppo o per fortuna all’uscita dal cinema non mi era cresciuto il pene. Damn!

Cosa posso aggiungere di pregnante e significativo? Ci stanno aggettivi come “pregnante” e “significativo” su un film come The Expendables, un’operazione-nostalgia su una scala da Reagan a Commando [1]? Beh sì, perché l’effetto madeleine c’è tutto, anche se sicuramente vi avranno già fatto notare che l’unico grande veterano in gara è Stallone; Lundgren e Rourke hanno solo ruoli di supporto (per quanto forse i più interessanti del film), mentre Schwarzenegger e Willis appaiono solo per un cameo tanto breve quanto è enorme il fanservice. Insomma il grosso del nostro gruppo di nerboruti picchiatori dal grilletto facile è costituito da uno che la sua credibilità se l’è costruita soprattutto in Asia (Jet Li), da rappresentanti del cinema di menare più recente (Statham, vero coprotagonista, e secondariamente Crews), e da chi, come Randy Couture e Steve Austin [2], può vantare un background sul ring ben più corposo di quello cinematografico.

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Saudaden: Rammstein live @ Villafranca di Verona 1.07.10

P1020214Non avrei mai creduto di potermi riappassionare alla musica in quella maniera viscerale, anche ingenua, che è propria dell’adolescenza. Eppure, se guardo agli ultimi anni, mi rendo conto che tra i momenti più genuinamente esaltanti, da picco di endorfine, ci sono proprio dei concerti. Forse perché, “da grande”, ho più disponibilità economica (‘nzomma) e libertà di movimento (ecco, quella sì) per andare a vedere quello che voglio io, invece di accontentarmi di quello che passa il convento nel raggio di pochi chilometri? Può essere. Ma mi piace anche pensare di essere cresciuta, e per me crescere significa anche imparare a prendere le cose di pancia, senza tanti filtri mentali (sono pur sempre della Vergine, i filtri mentali sono la mia coperta di Linus).

Questo per dire che è passata più di una settimana dal concerto dei Rammstein a Villafranca di Verona e io sono in quella delicata fase che i portoghesi chiamerebbero saudade e che io, più prosaicamente, chiamo effetto Costa Crociere: insomma quella nostalgia che sa tanto di crisi d’astinenza, e come ogni buon tossicodipendente sa, è la seconda pera quella che ti frega. Continua a leggere

Una ragione per vivere e una per morire: Lost 6×16

Tristezza a palate ;_;

Tristezza a palate ;_;

Incredibilmente, mi trovo a postare in tempo più o meno utile… E’ inutile girarci intorno: la fine è dietro l’angolo e bisogna assaporare fino all’ultimo i piaceri che Lost ci ha saputo dare – tra i quali c’è sicuramente quello di sproloquiare a vanvera sul significato recondito dell’isola, sulla vita sentimentale di Kate e sull’ubicazione del cane Vincent. Continua a leggere

Mio fratello è figlio unico: Lost 6×15

Paura, eh?, che finisca davvero con la magic turtle!

Lo so, lo so: ho latitato. Prima era il desiderio di rilassarmi e godermi lo show (ri)cominciato con Happily Ever After, in una sequela di altalene emotive culminate con The Candidate, un episodio che ci ha ricordato a più riprese la bellissima e straziante parte finale di Through the Looking Glass (anche se a questo punto credo che quell’episodio, preso singolarmente, resterà impareggiabile).

E poi, Across the sea. Mi rendo conto che chi leggerà questo post probabilmente avrà già visto l’episodio successivo, ma abbiate pietà, questo l’ho pure visto in ritardo e durante la settimana della consegna. Non ho proprio avuto tempo. Continua a leggere

Come Durok: Boris 3

b3

Mentre la prima metà della stagione di Lost traccheggiava, c’era un’altra serie che invece mi teneva incollata al bordo della sedia: Boris. Ho letto vari commenti dubbiosi, se non negativi, su questa terza stagione, che credo girino intorno ad un unico (fondamentale, parlando di commedia) punto: non fa ridere come le altre.

Ed è vero, Boris 3 non fa poi molto ridere. Ma più di una volta, mi ha quasi commosso. Continua a leggere

Un uomo per tutte le stagioni: Lost 6×11

'E' Lupus'

La prima cosa che ho fatto quando ho finito di vedere questo episodio è stato andare su Twitter e scrivere: bentornato, Lost. Troppe volte in questa stagione ho provato la sensazione di esserci quasi, ma non proprio, e finalmente Happily ever after mi ha restituito quello che stavo cercando: l’emozione del primo amore, anche se nel mio caso parlo di innamoramento telefilmico.

Dunque, Desmond: la costante e al tempo stesso la variabile, quello che è saltato fuori da dove meno te lo aspettavi all’inizio della seconda stagione. Quello che, quando c’è un episodio dedicato a lui, sai che ti devi aspettare un sacco di roba strana. Come un riferimento a Watchmen, per esempio. Che è proprio quello che userò per commentare questo episodio, che per il resto va semplicemente visto – e come dice Mist nella sua recensione, “sono le domande che ci fanno rimanere a bocca aperta, non le risposte”. Signori, questo è ciò che Lost fa meglio, prendere o lasciare. Continua a leggere

Against all odds: Lost 6×10

E non ci sono più le mezze stagioni

Lo dico subito: a me questa puntata è piaciuta. Sarà che esiste un minimo di pregiudizio nei confronti degli episodi basati su Sun e Jin, spesso tacciati di conciliare il sonno, sarà che questa stagione sembra aver intrapreso un fastidioso pattern “stop & go”, ero pronta a ripetere l’esperienza di Recon. Invece The Package, pur confermandosi episodio di transizione, ha tenuto viva la mia attenzione dall’inizio alla fine, e non l’ho trovato così povero di eventi come si dice. Continua a leggere