Tre opinioni non richieste

"In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa. Perché l'unica cosa che voglio è resistere."

1) Ho approfittato del ciclo di repliche di Italia 1 per rivedere il primo Rocky un paio di settimane fa, l’avevo anche recensito sul sito di Film Tv ma poi, tentando di editare, il post si è cancellato (…). Lo ridico qui, in breve – il bello di Rocky è che è un film buono senza essere buonista, dove Rocky alla fine perde contro Apollo Creed ma non conta perché il match, in realtà, era quello contro se stesso. Dove Adriana non è la principessa del prom sognata dai protagonisti di tante altre storie di riscatto, ma è goffa e bruttina come lui, e la loro storia d’amore tra sfigati, senza fronzoli, è integrale al film invece delle solite trame romantiche appiccicate con lo sputo che siamo abituati a vedere. Poi, è vero, la saga ha preso una deriva più tamarra, smargiassa come gli anni ’80; ma questo primo capitolo è del ’76 ed è girato con due lire (i trivia di imdb al riguardo sono da leggere tutti), un film povero su gente povera, che stempera il sogno americano nella timidezza e nella paura che, in fondo, il treno per il successo sia già passato. Come si fa a non volergli bene?

(poi vabbè, la settimana prossima c’è quella tamarrata di Rocky IV, a cui si vuol bene per motivi praticamente opposti)

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Un post estemporaneo sui Mondiali

In realtà ho il post sul concerto dei Rammstein già pronto, ma intanto vi servo questo in corsa. Note a margine di Sudafrica 2010:

io ho timore del polpo Paul
– ebbene sì, possiedo una vuvuzela e posso assicurare che fa tutto il casino che si dice
– la mia mancanza di fiducia nella nazionale italiana del Lippi 2 è stata ampiamente ripagata, tanto che ne ho accolto l’uscita dal torneo quasi con sollievo: eutanasia
– dove si è nascosto Forlàn tutta la mia vita (sì, lo so, all’Atletico Madrid)? Tipico giocatore in grado di portarsi sulle spalle tutta la squadra, pallone d’oro mondiale meritatissimo
delusione Messi, ma confido che tra quattro anni si farà
Germania-Uruguay la partita più divertente che ho visto, quasi quasi fingo che fosse la finale
– l’hashtag #raimerda usato proprio di gusto: pessima copertura dell’evento e approfondimenti IMBARAZZANTI, tra la Santaguida il pomeriggio e la coppia Costanzo-Galeazzi la sera non so chi butterei giù dalla torre per primo
– rendersi conto che il presidente del Sudafrica è il sosia di Teddy Long
– io simpatizzavo per l’Olanda ma effettivamente in finale hanno giocato più come dei boscaioli che come dei calciatori
– Schweinsteiger simpaticissimo: “i tifosi argentini allo stadio si siedono dove vogliono, senza rispettare il settore loro assegnato: questa è la loro mentalità”. Probabilmente ti dice anche di non oltrepassare la linea giallen
– la FIFA, specialmente nella persona (orrenda) di Blatter e non solo, che tiene alta la bandiera dell’idiozia prima con la faccenda dei preservativi, poi continuando a tergiversare sulla necessità di permettere agli arbitri di usare i replay video come supporto: Biscardi was right, e si vocifera dell’introduzione della MOVIOLA IN GAMBO entro il prossimo mondiale
– il feud Tombolini-Collovati a Notti Mondiali, che secondo me è cominciato scripted e poi è diventato realtà
– la canzone ufficiale e quella della Coca Cola (di gran lunga migliore e adeguatamente cuore-in-mano per uno sport intrinsecamente smarmellato come il giuoco del calcio)
– “le squadre europee non hanno mai vinto fuori dal loro continente”
– “è il mondiale delle squadre sudamericane”
“ops”
gli americani che scoprono il calcio e un po’ non se ne capacitano “ma come, è possibile simulare?” “ma come, è possibile il pareggio?”
– lo Jabulani aka Super Tele, quanti ricordi di pallonate contro il muro
– tutti a guardare gli abbracci di Maradona, le caccole di Löw, la spocchia di Lippi, e alla fine ha vinto il low profile di Del Bosque (che comunque non è certo l’ultimo degli stronzi)
Mesut Özil
– mentre ci sono le partite guardo il calcio più dei calciatori, ma adesso che sono finite sono di nuovo in grado di esprimere giudizi su basi prettamente ormonali: sono benvenuti a casa mia Heinze, Forlàn, Casillas e Puyol, il quale non si può certo dire bello bello in modo assurdo (quite the contrary), ma a parte che io ho dei gusti eclettici, mi dà l’idea di essere un ragazzo che alla prova dei fatti è pieno di argomenti, garantisce la regina.
– ringrazio la popputa tifosa paraguayana che mi ha risolto il problema di dove mettere il lettore mp3 quando giro per casa indossando vestitini scollati ma senza tasche: quindi mi scuso se ogni volta che sento “Riquelme” per prima cosa penso a lui
il gruppo sui Mondiali di Friendfeed, paradossalmente – trattandosi di un gruppo sul calcio e per di più su Friendfeed – uno dei luoghi più divertenti e a basso tasso di flame della mia vita internettiana recente
– le partite viste in streaming perché la Rai non si degnava di mandarle
– la pubblicità dell’ente del turismo brasiliano subito dopo la finale: mi sa che tra quattro anni ci aspetta il delirio, e comunque vada sarà un successo

Pionieri

E no, il post sul finale di Lost non è ancora pronto, perché il cane mi ha mangiato i compiti e ho il gomito che mi fa contatto col piede e poi volevo fare un post cazzeggione sui Mondiali ma dopo l’1-1 con la Zelandia mi è un po’ scesa la catena al riguardo, per cui magari leggetene qui, qui e qui.

Però magari potrei parlarvi di Pioneer One. I più informati ne avranno sicuramente già letto su siti come TvBlog o Itasa, ma vale la pena di fare un riassuntino per i distratti. Pioneer One è la prima serie tv concepita per essere condivisa gratuitamente via torrent. Come fanno a mantenersi? Beh, se vi è piaciuta la prima puntata potete fare una donazione (l’episodio pilota, costato seimila dollari, è stato interamente finanziato così) e aiutare gli autori a raggiungere la quota necessaria a filmare i prossimi episodi. Se fate una donazione consistente (dai 100 dollari in su) figurerete come produttore.

Lui starebbe bene anche nel porno, diciamoci la verità

So di un film porno francese che sta tentando una strada simile (non riesco a rintracciare il link quindi credetemi sulla parola) rendendo gli utenti-finanziatori “azionisti” del progetto: ovviamente si tratta di un sistema produttivo – wait for it – pionieristico, quindi è difficile dire, oggi, se questi primi tentativi apriranno una nuova strada alternativa sia alla fruizione mainstream sia alla pirateria, o se rimarranno degli episodi isolati.

Scherzi a parte, non so se, nella sua breve vita televisiva, qualcun altro oltre a me e al mio gatto seguiva QOOB: non so voi, ma a me faceva quasi rabbia vedere certi cortometraggi (tra cui un interessante lavoro italiano come H5N1) ben fatti e addirittura con delle idee, rimanere lì, nella nicchia. E non parlo di videoarte, ma anche di onesti lavori di genere.

Meanwhile, in Soviet Russia...

Ben venga dunque Pioneer One, il cui episodio pilota ha superato per numero di seed la season premiere di True Blood, se questo vuol dire riuscire a creare un progetto continuativo e non limitato a brevi video pensati per il circuito dei festival. Certo, è un prodotto a basso costo e si vede, anche se fa di necessità virtù e rende i propri limiti di budget una scelta stilistica, optando per un look da documentario, camera a mano e illuminazione naturale. Ci sono delle chiare fonti di ispirazione come X-Files (citato più o meno esplicitamente, così come Doctor Who – che non seguo, ma mi dicono dalla regia che l’aggeggio che il tizio ha in mano sia una prova schiacciante), ma, al netto della povertà di mezzi, mi sento di dare fiducia – e un piccolo obolo – al progetto. La sinossi ufficiale mette il lato politico/procedural davanti a quello fantascientifico, che mi sta anche bene, ma soprattutto mi intriga l’abile connessione tra l’attuale guerra al terrore e la guerra fredda, che in Pioneer One torna alla ribalta con una sorta di flashback vivente.

Insomma, consiglio di dare una possibilità a questa serie atipica, se non nei contenuti almeno nella distribuzione: l’entrata è libera, e al massimo uscendo lasciate un’offerta… così magari scopriremo chi è la ragazza nella locandina. Dasvidanija!

How I learned to stop worrying and love the owl

Stanotte (o domani mattina presto, a seconda dei punti di vista) finisce Lost. La tentazione di fare un post tipo “i miei dieci personaggi preferiti” (SOLO dieci?) o  “le trentacinque domande di cui attendo una risposta” (seeeh)  era forte, ma a questo punto tanto vale aspettare il finale per finire in un tripudio di miccette e analcolico biondo, scrivendo post commemorativi strappalacrime con tanto di montaggio al rallentatore.

No, cari i miei sparuti lettori, oggi vi parlo dell’Inter che ha vinto la Champions. Perché ho una storiella edificante al riguardo, dritta da quella vita vissuta che ci ha dato un classico di questo blog come Forza, Panino. Continua a leggere