Tempi interessanti

Propositi per il 2013, l’anno del serpente: scrivere di più su questo blog (ah ah).

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Il 2012, tutto considerato, per me è stato un anno strano, a volte difficile. A livello personale, ho spesso avuto l’impressione di stare vivendo un remake in tono minore (nel bene e nel male) del 2006, ma questo non è un blog a livello personale. Facciamo quindi un riassuntino di quelle poche cose rilevanti al tema di Conversation Pieces, ammesso che ne abbia uno. Continua a leggere

The things I do for love (o anche: “guarda! Guarda cosa mi hai fatto fare!”)

Al contrario di quanto il titolo potrebbe suggerire, questo non è un post su A Song of Ice and Fire/Game of Thrones di George R.R. Martin, ma mi sembrava una citazione quantomeno appropriata per una lista in ordine sparso di sette film e telefilm più o meno indegni che ho guardato solo perché ottenebrata dalla lussuria per uno o più dei protagonisti, o per un malriposto senso di lealtà nei confronti di questo o quell’attore o regista. Senza ulteriore indugio:

Van Helsing

Van Helsing e la sua arma più nota: la FRESA

colpevole: Hugh Jackman

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Il crepuscolo degli stronzi

Qualche giorno fa stavo commentando con un’amica il pilot di The Borgias, lamentando un po’ la caratterizzazione “ammorbidita” di Cesare Borgia (se non proprio ANNEGATA NELLA MELASSA quando si trova in prossimità di Lucrezia) rispetto ad una realtà storica che suggerisce ben altro. D’altra parte riflettevo sulla necessità di rendere il protagonista di una storia accessibile al pubblico, qualcuno per cui ci si senta autorizzati a fare il tifo, per cui Cesare Borgia ripeterà “voglio proteggere la mia famiglia!” ogni tre per due mentre manda il suo sgherro ad assassinare qualcuno, il Libanese sarà animato dal desiderio struggente e malriposto di rendere fiera sua madre,  e via dicendo.

Eymerich disegnato da David Sala. Un tipetto amabile

Tuttavia mi domando anche se, nella narrativa seriale, stiamo assistendo al crepuscolo degli stronzi. Giusto ieri ho finito di leggere Rex tremendae maiestatis, l’ultimo libro della saga di Eymerich di Valerio Evangelisti. Al di là dei giudizi di merito sul libro stesso (a cui ho dato quattro stelline su anobii più per affetto nei confronti del personaggio che per il valore del romanzo in sé: diciamo che i fasti di Cherudek, ma anche de Il castello di Eymerich, sono rimasti cosa del passato), è impossibile non notare come gli angoli della personalità asprissima dell’inquisitore si siano smussati, vuoi per l’età o che altro. Parliamo di un personaggio che si distingue per integralismo religioso, disprezzo dei più deboli, misantropia, antisemitismo e misoginia, per non parlare della convinzione incrollabile di essere sempre nel giusto, anche quando compie azioni moralmente discutibili (tipo spingere persone giù da dei dirupi) perché tanto “Dio è con lui”. Eppure Eymerich funziona tanto più è sgradevole e respingente, ed è stato precursore di un tipo di personaggio che l’ha fatta da padrone nella serialità televisiva degli anni zero , cioè il PROTAGONISTA STRONZO, che rientra nella definizione di Antieroe di tipo 4, ma anche no.

IO SONO TETSUO! Ah no scusa, ho sbagliato pasticca

Penso a House, che in un certo senso è il paradigma di questo tipo di personaggio, ma anche, in maniera diversa, a Vic in The Shield (che è capace di azioni eroiche quanto di comportarsi come un’autentica MERDA UMANA: non si fanno certe cose agli amici, Vic! Anche se non è che gli amici fossero molto meglio di lui). Per non parlare del cast intero di Nip/Tuck, un telefilm che, anche prima di fare il salto dello squalo, del merluzzo e del tonno Nostromo, si contraddistingueva per essere popolato da gente amorale e meschina ai massimi livelli. Cose che avevamo già visto (e anche peggio) in un qualsiasi romanzo di Bret Easton Ellis, ad esempio – ma che qui erano applicate a un prodotto popolare per eccellenza come la serie televisiva, che per definizione, per fidelizzare lo spettatore, deve farlo affezionare ai personaggi.

Ecco, io ho l’impressione che nello scorso decennio la televisione mi abbia dato diversi stronzi a cui affezionarmi. Ma mi sembra anche che sia in corso un’inversione di tendenza: House ormai alla peggio fa i dispetti a Wilson e lì finisce la sua bastardaggine, i chirurghi plastici di dubbia moralità sono caduti nel dimenticatoio (lo sapevate che Nip/Tuck è finito nel 2010 con l’episodio 100? No? Appunto) e Vick Mackey, beh, lui ha saputo mollare prima di sputtanarsi – The Shield ha sicuramente avuto un calo nel corso delle stagioni, ma non si può dire che abbia mai davvero tradito lo spirito bastardo dentro della prima ora. Lie to me, epigono di House con il suo protagonista geniale ma poco portato per i rapporti umani, non ha avuto gli ascolti sperati e ha rischiato di essere interrotto alla seconda stagione. E anche se apparentemente si esula un po’ dalla categoria, confrontare le figure di eroe/leader di Lost e di The Walking Dead e vedere quale telefilm ha il padre di famiglia ligio alla legge e quale il tipo (divorziato!) tormentato, rompicoglioni e  vagamente ciclotimico con un passato – e un futuro – da alcolista.

Potrei benissimo sbagliarmi, ma secondo me ci stiamo avviando verso un ritorno non dico dell’eroe, ma del protagonista che (nemmeno tanto) in fondo è un buon cristo che fa il suo dovere senza sentirsi obbligato a prendere a pesci in faccia il prossimo – oppure, se è un criminale o un sociopatico (o un signore rinascimentale), fa quello che fa ma sì, beh, dai, in fondo non è tanto male. Oppure l’hanno picchiato da piccolo (a dirla tutta, per me il salto dello squalo di House è avvenuto già quando è saltato fuori che la nonna lo menava o roba del genere). Beninteso, non giudico ciò né positivo né negativo – né penso che mancheranno le eccezioni –  ma tendo a vederci un segno dei tempi. Magari in futuro si dirà che, in un periodo di crisi economica e incertezza generale, il pubblico aveva voluto almeno la rassicurazione di potersi identificare in personaggi solidi, caldi, invece che in individui complicati e respingenti. Staremo a vedere se la narrativa popolare che verrà ci parlerà della gente che vorremmo sperare di essere, invece di chiederci cos’è che non ci piace di noi stessi.

A me non è piaciuto il film dei Fantastici 4, vale come risposta?

La mia vita con Murphy: Eat the kermesse

Normalmente mi importa poco del festival di Sanremo, diverse edizioni le ho proprio saltate a pié pari, anche perché a casa mia, storicamente, la musica italiana non è mai andata per la maggiore, almeno non quella che solitamente si esibisce all’Ariston.

Epperò siamo nel 2011, ci sono i socialcosi, e ci si diverte anche a fare i gruppi d’ascolto cazzeggioni che commentano/perculano in diretta quanto accade nella più nota, immarcescibile, orchestrale kermesse canora italiana (ammesso che in Italia si usi la parola “kermesse” per qualcosa che non sia Sanremo). E’ anche vero che con un gruppo d’ascolto cazzeggione adeguato si può anche stare a commentare la barba che cresce sulla faccia del nonno di Heidi.

Tuttavia, devo ringraziare (anche) Sanremo per avermi fornito uno di quegli aneddoti gustosi che mi rivendo ogni volta che ne ho l’occasione, ovvero “quella volta che presi 8 scrivendo un tema su Elio e le Storie Tese”.

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Per Natale regala una pelliccia di ANIMALI CHE NON ESISTONO

il canonico disegnino di Natale (la prossima volta lo preparo a luglio, ecco)

E insomma, buon Natale, buone feste, eccetera a tutti quelli che capitano più o meno involontariamente su queste pagine. Non ho molto da aggiungere al riguardo se non che ho un rapporto molto rilassato col Natale (nulla di paragonabile al mio odio feroce per il Capodanno), l’entusiasmo dell’infanzia ormai è bello che andato, ma devo dire che non mi dispiace nemmeno: come può dispiacermi una festività dove la gente ti regala delle cose, si mangia come dei maiali, e l’atteggiamento nei confronti dell’alcol è “liberi tutti”?

Comunque per non rendere questo post totalmente fine a se stesso, ho da farvi vedere una cosa che mi ha divertito molto. Cercando le decorazioni per l’albero sugli scaffali in magazzino, io e mio fratello abbiamo trovato, ad avvolgere dei vecchi bicchieri, un foglio di giornale. Più precisamente del Mattino di Padova del 26 marzo 1981, il che lo rende più vecchio di me di cinque mesi esatti. Serendipità! Le quattro pagine in oggetto riguardano gli spettacoli e la cronaca di Abano Terme, insomma nulla di apparentemente succoso (vi interesserà sapere che in quel periodo l’Orion pallavolo aponense aveva “toccato il fondo”), ma siccome a me piace il VECCHIUME, ho estrapolato ugualmente un paio di cose simpatiche/interessanti/WTF.

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Ascesa e caduta dei morti viventi: The Walking Dead stagione 1

Spoiler, ovviamente

The Walking Dead è stato l’evento principale dell’autunno televisivo americano, almeno per quanto riguarda i telefilm. E gli zombi. E i telefilm di zombi (ci sono altri telefilm di zombi? Sì, l’inglese Dead Set almeno, che però non ho visto quindi non esiste non ne parlerò). Tra l’altro a produrre era la AMC,  e l’idea di avere dei cadaveri deambulanti spalla a spalla con Don Draper e i suoi completi fumo di Londra, ammettiamolo, era piuttosto ganza. Cosa significa questo? Significa hype da schiuma alla bocca. E l’episodio pilota non aveva tradito le aspettative, in questo senso. Dal ritmo lento ma non noioso, ammantava l’apocalisse zombi di un’aura intimista, senza per questo rendere i morti viventi meno minacciosi. D’impatto le scene di Atlanta e dintorni completamente deserti, con le macchine abbandonate per strada come da tradizione. Il protagonista, il tipico personaggio lawful good all American (anche se l’attore è inglese; è quello che tentava di broccolare Keira Knightley in Love Actually anche se lei era sposata col suo migliore amico – ah, l’ironia), ma nel contesto, ci stava anche bene. La scena di lui a cavallo sulla carreggiata deserta, col cappello da sceriffo, sa di mito della frontiera, di pionieri che vanno a rifondare la società in una terra sconosciuta e popolata di indigeni a loro ostili.

Il brutto è che, a fine stagione, l’entusiasmo iniziale si è trasformato in una delusione generalizzata, almeno nella blogosfera italiana (i ratings in America si sono mantenuti sempre altissimi, ma non mi sono informata sulle reazioni di blogger e columnists vari, se escludiamo l‘esilarante recap di Videogum). C’è chi ha lamentato la carenza di zombi, chi la scarsa fedeltà al fumetto, chi la stupidità dei personaggi.

Ora, io mi trovo in una situazione di raro privilegio: non ho (ancora) letto il fumetto, e tra tutti i vari sottogeneri horror gli zombi non sono mai stati in cima alla mia lista, quindi, come si suol dire, I don’t have a horse in that race. Per cui ho visto The Walking Dead fondamentalmente come un telefilm (o serie tv per gli Stanis La Rochelle all’ascolto). E secondo me è proprio lì che ha toppato. Continua a leggere

Tre opinioni non richieste

"In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa. Perché l'unica cosa che voglio è resistere."

1) Ho approfittato del ciclo di repliche di Italia 1 per rivedere il primo Rocky un paio di settimane fa, l’avevo anche recensito sul sito di Film Tv ma poi, tentando di editare, il post si è cancellato (…). Lo ridico qui, in breve – il bello di Rocky è che è un film buono senza essere buonista, dove Rocky alla fine perde contro Apollo Creed ma non conta perché il match, in realtà, era quello contro se stesso. Dove Adriana non è la principessa del prom sognata dai protagonisti di tante altre storie di riscatto, ma è goffa e bruttina come lui, e la loro storia d’amore tra sfigati, senza fronzoli, è integrale al film invece delle solite trame romantiche appiccicate con lo sputo che siamo abituati a vedere. Poi, è vero, la saga ha preso una deriva più tamarra, smargiassa come gli anni ’80; ma questo primo capitolo è del ’76 ed è girato con due lire (i trivia di imdb al riguardo sono da leggere tutti), un film povero su gente povera, che stempera il sogno americano nella timidezza e nella paura che, in fondo, il treno per il successo sia già passato. Come si fa a non volergli bene?

(poi vabbè, la settimana prossima c’è quella tamarrata di Rocky IV, a cui si vuol bene per motivi praticamente opposti)

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