La mia vita con Murphy: Eat the kermesse

Normalmente mi importa poco del festival di Sanremo, diverse edizioni le ho proprio saltate a pié pari, anche perché a casa mia, storicamente, la musica italiana non è mai andata per la maggiore, almeno non quella che solitamente si esibisce all’Ariston.

Epperò siamo nel 2011, ci sono i socialcosi, e ci si diverte anche a fare i gruppi d’ascolto cazzeggioni che commentano/perculano in diretta quanto accade nella più nota, immarcescibile, orchestrale kermesse canora italiana (ammesso che in Italia si usi la parola “kermesse” per qualcosa che non sia Sanremo). E’ anche vero che con un gruppo d’ascolto cazzeggione adeguato si può anche stare a commentare la barba che cresce sulla faccia del nonno di Heidi.

Tuttavia, devo ringraziare (anche) Sanremo per avermi fornito uno di quegli aneddoti gustosi che mi rivendo ogni volta che ne ho l’occasione, ovvero “quella volta che presi 8 scrivendo un tema su Elio e le Storie Tese”.

Continua a leggere

Annunci

2010 in review a cazzo di cane

Non avevo intenzione di fare post riassuntivi, ma a quanto pare ci ha pensato WordPress per me e stamattina (“mattina” è una parola grossa) mi sono trovata un riepilogo delle visite (“about 29 full 747s”), delle immagini caricate, ovvero “There were 118 pictures uploaded, taking up a total of 26mb. That’s about 2 pictures per week” (and that’s terrible), e dei post più popolari, dove, un po’ a sorpresa, ha vinto quello su A Serbian film , che è stata anche la principale chiave di ricerca per arrivare fino a qui. Ma il vero motivo per cui mi sono presa la briga di scrivere questo post invece di riprendere in mano la rece di Romanzo Criminale, è l’immagine che WordPress ha scelto come più rappresentativa del 2010:

coincidenze? Noi di Voyager crediamo di noRENE’ FERRETTI URLA “VIVA LA MERDA”

Non serve aggiungere altro.

 

Per Natale regala una pelliccia di ANIMALI CHE NON ESISTONO

il canonico disegnino di Natale (la prossima volta lo preparo a luglio, ecco)

E insomma, buon Natale, buone feste, eccetera a tutti quelli che capitano più o meno involontariamente su queste pagine. Non ho molto da aggiungere al riguardo se non che ho un rapporto molto rilassato col Natale (nulla di paragonabile al mio odio feroce per il Capodanno), l’entusiasmo dell’infanzia ormai è bello che andato, ma devo dire che non mi dispiace nemmeno: come può dispiacermi una festività dove la gente ti regala delle cose, si mangia come dei maiali, e l’atteggiamento nei confronti dell’alcol è “liberi tutti”?

Comunque per non rendere questo post totalmente fine a se stesso, ho da farvi vedere una cosa che mi ha divertito molto. Cercando le decorazioni per l’albero sugli scaffali in magazzino, io e mio fratello abbiamo trovato, ad avvolgere dei vecchi bicchieri, un foglio di giornale. Più precisamente del Mattino di Padova del 26 marzo 1981, il che lo rende più vecchio di me di cinque mesi esatti. Serendipità! Le quattro pagine in oggetto riguardano gli spettacoli e la cronaca di Abano Terme, insomma nulla di apparentemente succoso (vi interesserà sapere che in quel periodo l’Orion pallavolo aponense aveva “toccato il fondo”), ma siccome a me piace il VECCHIUME, ho estrapolato ugualmente un paio di cose simpatiche/interessanti/WTF.

Continua a leggere

La maledizione dell’apfelschorle (special guest: cibo e fauna della Svevia)

Tra una recensione e l’altra, ho avuto occasione di passare un paio di giorni a Stoccarda ospite di un’amica. E’ stato il mio terzo viaggio in Germania e la mia seconda esperienza con l’urina di Satana, cioè l’apfelschorle.

Occorre cominciare con un flashback.

Continua a leggere

Ascesa e caduta dei morti viventi: The Walking Dead stagione 1

Spoiler, ovviamente

The Walking Dead è stato l’evento principale dell’autunno televisivo americano, almeno per quanto riguarda i telefilm. E gli zombi. E i telefilm di zombi (ci sono altri telefilm di zombi? Sì, l’inglese Dead Set almeno, che però non ho visto quindi non esiste non ne parlerò). Tra l’altro a produrre era la AMC,  e l’idea di avere dei cadaveri deambulanti spalla a spalla con Don Draper e i suoi completi fumo di Londra, ammettiamolo, era piuttosto ganza. Cosa significa questo? Significa hype da schiuma alla bocca. E l’episodio pilota non aveva tradito le aspettative, in questo senso. Dal ritmo lento ma non noioso, ammantava l’apocalisse zombi di un’aura intimista, senza per questo rendere i morti viventi meno minacciosi. D’impatto le scene di Atlanta e dintorni completamente deserti, con le macchine abbandonate per strada come da tradizione. Il protagonista, il tipico personaggio lawful good all American (anche se l’attore è inglese; è quello che tentava di broccolare Keira Knightley in Love Actually anche se lei era sposata col suo migliore amico – ah, l’ironia), ma nel contesto, ci stava anche bene. La scena di lui a cavallo sulla carreggiata deserta, col cappello da sceriffo, sa di mito della frontiera, di pionieri che vanno a rifondare la società in una terra sconosciuta e popolata di indigeni a loro ostili.

Il brutto è che, a fine stagione, l’entusiasmo iniziale si è trasformato in una delusione generalizzata, almeno nella blogosfera italiana (i ratings in America si sono mantenuti sempre altissimi, ma non mi sono informata sulle reazioni di blogger e columnists vari, se escludiamo l‘esilarante recap di Videogum). C’è chi ha lamentato la carenza di zombi, chi la scarsa fedeltà al fumetto, chi la stupidità dei personaggi.

Ora, io mi trovo in una situazione di raro privilegio: non ho (ancora) letto il fumetto, e tra tutti i vari sottogeneri horror gli zombi non sono mai stati in cima alla mia lista, quindi, come si suol dire, I don’t have a horse in that race. Per cui ho visto The Walking Dead fondamentalmente come un telefilm (o serie tv per gli Stanis La Rochelle all’ascolto). E secondo me è proprio lì che ha toppato. Continua a leggere

Eden Lake (James Watkins, 2008)

L'orrore... l'orrore...

 

Si sente ancora il bisogno di un’ennesima variazione sul tema “giovani sprovveduti vanno a farsi un weekend bucolico e lì le cose SI FANNO BRUTTE”? Apparentemente sì, se in mezzo ci sono gradite sorprese come questo Eden Lake. Potrebbe sembrare un remake britannico di Un tranquillo weekend di paura – dove al posto della vallata che sta per essere cancellata da una diga c’è un pezzo di campagna diventato terreno edificabile, e in luogo degli hillbilly suonatori di banjo ci sono ragazzini dediti al bullismo tutti “oi, mate” – ma Eden Lake vive di vita propria, riflettendo su un problema di scottante attualità nel Regno Unito, cioè l’emergenza sociale, spesso cavalcata dai media reazionari, di una gioventù lasciata crescere allo sbando e che trova la sua espressione nella sottocultura chav. Continua a leggere

Notizie

 

  • Dopo il guest spot sul blog di Grazia di qualche tempo fa, torno a sconfinare stavolta offrendo la mia preziosissima, imparziale, pezzente opinione sulle grane di Michael Fassbender su Rimozione da Tiffany. Cosa fate ancora qui?
  • Lo switch off nella mia regione è finalmente avvenuto. Pensionati in crisi d’astinenza perché non riescono più a vedere Telecittà.
  • A meno che non viviate su Alderaan,  saprete bene che, nel giro di un giorno solo sono morti Leslie Nielsen, Irvin Kershner (regista de L’impero colpisce ancora), e Mario Monicelli. Del primo ricordo quella volta che i miei genitori, quand’ero piccola, mi portarono a vedere Una pallottola spuntata perché L’Aereo più pazzo del mondo mi era piaciuto un sacco. Del secondo ricordo, beh, L’impero colpisce ancora, forse (anzi sicuramente) il migliore tra i film di Guerre Stellari. Del terzo… difficile scegliere: leggendo le reazioni in giro per la rete vedo che ognuno ha un Monicelli del cuore, perché l’ultimo vecchiaccio del cinema italiano non è stato certo avaro con il suo pubblico. Comunque, per me è Brancaleone. Vien voglia di credere che il Medioevo fosse davvero così: colorato, pezzente, e popolato da sfigati come noi.