Weekend con Zio Tibia: The house of the devil (Ti West, 2009)

Complice la recensione di The woman ad opera di Elvezio Sciallis e i commenti che ne sono scaturiti, ho deciso di passare un weekend con Zio Tibia e fare una mini maratona di horror che non avevo ancora visto e che si sono rivelati avere una cosa in comune: una ragazza in trappola.

Comincio con The house of the devil (di cui aveva parlato a suo tempo anche Hell, che è molto più sul pezzo di me; ma bisogna capirmi, dopotutto il bradipo è il mio animale guida), in quanto l’unico tra i tre film che ho visto a non essere tratto da un romanzo di Jack Ketchum, e che si distingue anche a livello contenutistico. Niente tortura, violenza psicologica e degrado morale, ma un film volutamente vecchio stampo, filologicamente corretto fino all’inverosimile nel suo ricreare l’estetica e i topoi degli horror a base di satanismo e case infestate degli anni ’70/’80. Questa meticolosissima ricostruzione da parte del regista Ti West di un’epoca in cui (come me, peraltro) era appena nato è sia un punto di forza sia una debolezza di The house of the devil; tutte le recensioni che ho letto si confrontano con questa scelta stilistica e di contenuto. Esercizio di stile sterile e fine a se stesso (se questa meticolosità estrema e serissima stia al di sopra o al di sotto dell’ironia postmoderna che viaggia sull’asse Tarantino-Rodriguez è da vedere), o scelta consapevole e meno conservatrice di quello che sembra? Continua a leggere

Notizie

 

  • Dopo il guest spot sul blog di Grazia di qualche tempo fa, torno a sconfinare stavolta offrendo la mia preziosissima, imparziale, pezzente opinione sulle grane di Michael Fassbender su Rimozione da Tiffany. Cosa fate ancora qui?
  • Lo switch off nella mia regione è finalmente avvenuto. Pensionati in crisi d’astinenza perché non riescono più a vedere Telecittà.
  • A meno che non viviate su Alderaan,  saprete bene che, nel giro di un giorno solo sono morti Leslie Nielsen, Irvin Kershner (regista de L’impero colpisce ancora), e Mario Monicelli. Del primo ricordo quella volta che i miei genitori, quand’ero piccola, mi portarono a vedere Una pallottola spuntata perché L’Aereo più pazzo del mondo mi era piaciuto un sacco. Del secondo ricordo, beh, L’impero colpisce ancora, forse (anzi sicuramente) il migliore tra i film di Guerre Stellari. Del terzo… difficile scegliere: leggendo le reazioni in giro per la rete vedo che ognuno ha un Monicelli del cuore, perché l’ultimo vecchiaccio del cinema italiano non è stato certo avaro con il suo pubblico. Comunque, per me è Brancaleone. Vien voglia di credere che il Medioevo fosse davvero così: colorato, pezzente, e popolato da sfigati come noi.

Bram Stoker’s Dracula: un film decadentista

Bram Stoker’s Dracula di Francis Ford Coppola è uno di quei titoli che non mi viene mai in mente di citare quando mi chiedono di elencare i miei film preferiti ma che, com’è come non è, so praticamente a memoria. E’ anche un film abbastanza vecchio da far sì che la mia percezione di esso sia cambiata col tempo, in un certo senso crescendo insieme a me.

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The Expendables – I Mercenari (Sylvester Stallone, 2010)

Ero indecisa se scrivere o no questa recensione a caldo su The Expendables (userò il titolo originale non per vezzo ma perché è un anno che sento parlare del film con questo nome e mi fa specie cambiarlo ora): tanto per cambiare, Nanni Cobretti ha praticamente già detto tutto, anche se purtroppo o per fortuna all’uscita dal cinema non mi era cresciuto il pene. Damn!

Cosa posso aggiungere di pregnante e significativo? Ci stanno aggettivi come “pregnante” e “significativo” su un film come The Expendables, un’operazione-nostalgia su una scala da Reagan a Commando [1]? Beh sì, perché l’effetto madeleine c’è tutto, anche se sicuramente vi avranno già fatto notare che l’unico grande veterano in gara è Stallone; Lundgren e Rourke hanno solo ruoli di supporto (per quanto forse i più interessanti del film), mentre Schwarzenegger e Willis appaiono solo per un cameo tanto breve quanto è enorme il fanservice. Insomma il grosso del nostro gruppo di nerboruti picchiatori dal grilletto facile è costituito da uno che la sua credibilità se l’è costruita soprattutto in Asia (Jet Li), da rappresentanti del cinema di menare più recente (Statham, vero coprotagonista, e secondariamente Crews), e da chi, come Randy Couture e Steve Austin [2], può vantare un background sul ring ben più corposo di quello cinematografico.

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Incident at Loch Ness (Zak Penn, 2004)

Toh! Avevo scritto queste recensione qualche tempo fa ma non l’avevo postata perché WordPress e/o la mia connessione facevano le bizze. Eccola adesso, tanto non va mica a male.

Herzog is not amused

Dopo Lake Mungo, Incident at Loch Ness presenta un altro punto di vista sull’uso del mockumentary come riflessione sul cinema come gioco di prestigio, illusionismo allo stato puro. In breve, Incident racconta la storia (fittizia) di Werner Herzog che decide di andare a girare un film sul mostro di Loch Ness – o meglio sul mito che lo circonda – e delle vicissitudini produttive che circondano questo documentario. Soprattutto il produttore, Zak Penn (che in realtà è il regista del film) col procedere della storia emerge, se non come vero protagonista, come una sorta di surreale villain che tenta di aumentare l’appeal del documentario di Herzog con stratagemmi hollywoodiani, peraltro di bassa lega. Continua a leggere

Lake Mungo (Joel Anderson, 2008)

lake mungo

Che bella famigliola, e che bella casetta infestata

(Una recensioncina senza spoiler di rilevanza)

Pochi giorni fa, mi sono accidentalmente spoilerata il finale di Paranormal Activity, che non ero comunque sicura di voler andare a vedere: questa storia del filmato finto-vero comincia un po’ ad essere abusata, ed aleggiava un vago aroma di sòla intorno all’operazione. Ciò non toglie che probabilmente gli darò un’occhiata, ma non subito.

paura eh

paura eh?

In compenso, a stretto giro di boa ho visto Lake Mungo, incuriosita dalla recensione dei 400 Calci. Lake Mungo è apparentemente simile a Paranormal Activity, dato che fa largo uso di telecamere finto amatoriali, filmati e foto finto-d’archivio, e tutto il cucuzzaro necessario a costruire un mockumentary. D’altra parte, si prefigge degli scopi diversi. Più che spaventare lo spettatore (anche se oh, sarà che l’ho visto nella penombra della mia casa vuota, ma un po’ di inquietudine me l’ha data), Lake Mungo si diverte a mettere in dubbio la nostra capacità di vedere ciò che realmente le immagini rappresentano e non solo quello che ci si aspetta di trovarvi. Se dico che The Prestige è uno dei miei film preferiti, è abbastanza ovvio che questo lato di Lake Mungo mi abbia piacevolmente colpito. Continua a leggere

Fish Tank (Andrea Arnold 2009)

Fish tank è un film che ha goduto di una certa risonanza sulla stampa d’oltremanica, quasi unanime nel decretarlo il miglior film britannico del 2009. A dire il vero l’hype, nel mio caso, non ha giocato propriamente a favore di questa pellicola che è sì grim and gritty, ma non più di certi cortometraggi (in genere sempre anglosassoni) che ho visto passare su Qoob, e di sicuro meno deprimente di tanti altri film. Si tratta comunque di un solido esempio di quel realismo sociale che ha fatto la fortuna di certo cinema inglese, e che si era un po’ perso di vista negli ultimi anni. Continua a leggere