Guilty pleasure #3: pro wrestling (e come mi aiutò a capire Harry Potter)

brèslin

Brèslin

E’ un po’ brutto dirlo, ma la recente dipartita di Eddie “Umaga” Fatu mi ha ricordato che il wrestling occupa un posto di riguardo nella lista dei miei guilty pleasures. Anche se suppongo abbia subito un pochino di sdoganamento negli ultimi anni (e una patina di accettabilità intellettuale grazie all’ottimo The Wrestler di Aronofsky), in generale seguire il wrestling non è visto come particolarmente figo da nessuno, se non da altri che seguono il wrestling. Questo per dirvi che, se volete far bella figura in società, vi conviene dire che siete appassionati di rugby o di balletto classico, le quali cose, ironicamente, se potessero essere mischiate produrrebbero… il wrestling.

A dire la verità è un pezzo che non seguo più questo sport-entertainment con l’assiduità di un tempo (diciamo che la sua graduale scomparsa dai palinsesti dopo il ritorno di fiamma di qualche anno fa non aiuta), tuttavia resterebbe un mondo a me caro anche se non vedessi più un singolo incontro da qui all’eternità. I motivi sono almeno due. Continua a leggere

Annunci