Tempi interessanti

Propositi per il 2013, l’anno del serpente: scrivere di più su questo blog (ah ah).

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Il 2012, tutto considerato, per me è stato un anno strano, a volte difficile. A livello personale, ho spesso avuto l’impressione di stare vivendo un remake in tono minore (nel bene e nel male) del 2006, ma questo non è un blog a livello personale. Facciamo quindi un riassuntino di quelle poche cose rilevanti al tema di Conversation Pieces, ammesso che ne abbia uno. Continua a leggere

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Un post estemporaneo sui Mondiali

In realtà ho il post sul concerto dei Rammstein già pronto, ma intanto vi servo questo in corsa. Note a margine di Sudafrica 2010:

io ho timore del polpo Paul
– ebbene sì, possiedo una vuvuzela e posso assicurare che fa tutto il casino che si dice
– la mia mancanza di fiducia nella nazionale italiana del Lippi 2 è stata ampiamente ripagata, tanto che ne ho accolto l’uscita dal torneo quasi con sollievo: eutanasia
– dove si è nascosto Forlàn tutta la mia vita (sì, lo so, all’Atletico Madrid)? Tipico giocatore in grado di portarsi sulle spalle tutta la squadra, pallone d’oro mondiale meritatissimo
delusione Messi, ma confido che tra quattro anni si farà
Germania-Uruguay la partita più divertente che ho visto, quasi quasi fingo che fosse la finale
– l’hashtag #raimerda usato proprio di gusto: pessima copertura dell’evento e approfondimenti IMBARAZZANTI, tra la Santaguida il pomeriggio e la coppia Costanzo-Galeazzi la sera non so chi butterei giù dalla torre per primo
– rendersi conto che il presidente del Sudafrica è il sosia di Teddy Long
– io simpatizzavo per l’Olanda ma effettivamente in finale hanno giocato più come dei boscaioli che come dei calciatori
– Schweinsteiger simpaticissimo: “i tifosi argentini allo stadio si siedono dove vogliono, senza rispettare il settore loro assegnato: questa è la loro mentalità”. Probabilmente ti dice anche di non oltrepassare la linea giallen
– la FIFA, specialmente nella persona (orrenda) di Blatter e non solo, che tiene alta la bandiera dell’idiozia prima con la faccenda dei preservativi, poi continuando a tergiversare sulla necessità di permettere agli arbitri di usare i replay video come supporto: Biscardi was right, e si vocifera dell’introduzione della MOVIOLA IN GAMBO entro il prossimo mondiale
– il feud Tombolini-Collovati a Notti Mondiali, che secondo me è cominciato scripted e poi è diventato realtà
– la canzone ufficiale e quella della Coca Cola (di gran lunga migliore e adeguatamente cuore-in-mano per uno sport intrinsecamente smarmellato come il giuoco del calcio)
– “le squadre europee non hanno mai vinto fuori dal loro continente”
– “è il mondiale delle squadre sudamericane”
“ops”
gli americani che scoprono il calcio e un po’ non se ne capacitano “ma come, è possibile simulare?” “ma come, è possibile il pareggio?”
– lo Jabulani aka Super Tele, quanti ricordi di pallonate contro il muro
– tutti a guardare gli abbracci di Maradona, le caccole di Löw, la spocchia di Lippi, e alla fine ha vinto il low profile di Del Bosque (che comunque non è certo l’ultimo degli stronzi)
Mesut Özil
– mentre ci sono le partite guardo il calcio più dei calciatori, ma adesso che sono finite sono di nuovo in grado di esprimere giudizi su basi prettamente ormonali: sono benvenuti a casa mia Heinze, Forlàn, Casillas e Puyol, il quale non si può certo dire bello bello in modo assurdo (quite the contrary), ma a parte che io ho dei gusti eclettici, mi dà l’idea di essere un ragazzo che alla prova dei fatti è pieno di argomenti, garantisce la regina.
– ringrazio la popputa tifosa paraguayana che mi ha risolto il problema di dove mettere il lettore mp3 quando giro per casa indossando vestitini scollati ma senza tasche: quindi mi scuso se ogni volta che sento “Riquelme” per prima cosa penso a lui
il gruppo sui Mondiali di Friendfeed, paradossalmente – trattandosi di un gruppo sul calcio e per di più su Friendfeed – uno dei luoghi più divertenti e a basso tasso di flame della mia vita internettiana recente
– le partite viste in streaming perché la Rai non si degnava di mandarle
– la pubblicità dell’ente del turismo brasiliano subito dopo la finale: mi sa che tra quattro anni ci aspetta il delirio, e comunque vada sarà un successo

“Sai che d’inverno si vive bene come di primavera?”

I <3 Berlin

Io non ho girato poi molto, almeno rispetto a certi miei amici, e sono anche facile da accontentare: sono sempre tornata soddisfatta dai miei sparuti viaggi all’estero. Sarà un meccanismo riflesso perché tendono a starmi sui coglioni quelli che tornano dalle vacanze solo per lamentarsene (e in genere si lamentano del cibo). Comunque sì: non mi viene in mente un posto che ho visitato che mi sia dispiaciuto al 100% finora.

Fatta questa doverosa premessa, io credo di amare visceralmente Berlino, di un amore irrazionale basato solo su due brevi soggiorni a distanza di otto anni l’uno dall’altro, e che mi fa vedere con lenti rosa a forma di cuore anche le file di casermoni squadrati stile DDR. Sono tornata sul suolo patrio solo da poche ore e già mi struggo di nostalgia, nonostante la temperatura costantemente sotto lo zero e i lastroni di ghiaccio sui marciapiedi. I quali, secondo me, hanno fatto strage di femori di nonnini – ma anche la felicità dei bambini, che si facevano trascinare dai genitori sullo slittino di legno tipo Heidi.

E comunque, come si fa a non voler almeno un po’ di bene ad una città dove il primo flyer di discoteca che vedi raffigura David Bowie?

(Arriverà, arriverà anche l’ultima puntata della superclassifica. Portate pazienza, alla fine la grafomania vince e credo che la mia top 2 si beccherà un articoletto un po’ più corposo.)