Weekend con Zio Tibia: The house of the devil (Ti West, 2009)

Complice la recensione di The woman ad opera di Elvezio Sciallis e i commenti che ne sono scaturiti, ho deciso di passare un weekend con Zio Tibia e fare una mini maratona di horror che non avevo ancora visto e che si sono rivelati avere una cosa in comune: una ragazza in trappola.

Comincio con The house of the devil (di cui aveva parlato a suo tempo anche Hell, che è molto più sul pezzo di me; ma bisogna capirmi, dopotutto il bradipo è il mio animale guida), in quanto l’unico tra i tre film che ho visto a non essere tratto da un romanzo di Jack Ketchum, e che si distingue anche a livello contenutistico. Niente tortura, violenza psicologica e degrado morale, ma un film volutamente vecchio stampo, filologicamente corretto fino all’inverosimile nel suo ricreare l’estetica e i topoi degli horror a base di satanismo e case infestate degli anni ’70/’80. Questa meticolosissima ricostruzione da parte del regista Ti West di un’epoca in cui (come me, peraltro) era appena nato è sia un punto di forza sia una debolezza di The house of the devil; tutte le recensioni che ho letto si confrontano con questa scelta stilistica e di contenuto. Esercizio di stile sterile e fine a se stesso (se questa meticolosità estrema e serissima stia al di sopra o al di sotto dell’ironia postmoderna che viaggia sull’asse Tarantino-Rodriguez è da vedere), o scelta consapevole e meno conservatrice di quello che sembra? Continua a leggere

A Serbian film (Srdjan Spasojevic, 2010)

Ho accumulato un po’ di cose da guardare (Centurion, Bronson, Adam’s Apples, il pilot di Boardwalk Empire, giusto per fare dei nomi) e post da scrivere (tipo finire la recensione della terza stagione di True Blood – e tra poco ci sarà da fare quella della quarta di Mad Men).  E invece cosa ho fatto? Mi sono addentrata nei sordidi meandri di megavideo e mi sono vista A Serbian film. Sarà che venivo da una giornata in preda a un’emicrania cattiva e allucinogena e sapevo che ormai potevo accettare di tutto. Sarà colpa di quei simpatici fan del boia di Srebrenica che hanno fatto il disastro a Genova l’altra sera – e tra l’altro nel film c’è pure un personaggio (l’autista) che assomiglia proprio a Ivan Bogdanov.

Dopo averlo visto, mi sono trovata di fronte a tre linee di pensiero divergenti che coesistevano nella mia mente.

1) E’ una cazzata fatta per scioccare e poco altro, ah ah, non mi hai mica fregato, Spasojevic!

2) Per favore, qualcuno mi lavi il cervello con la candeggina, CHE BRUTTO BRUTTO MONDO C’E’ LA’ FUORI

3) Com’è che dalla Serbia escono delle gnocche siderali tipo la moglie del protagonista che sembra la sorella figa di Nina Senicar, e gli uomini, beh, no?

Seguono spoiler – moderati, ma pur sempre spoiler. Io vi ho avvisati. Continua a leggere