Quella volta che George Harrison, al capodanno del Duemila, disse “forza Panino”

George Harrison
George Harrison (25 febbraio 1943 – 29 novembre 2001)

In realtà, avevo cominciato a scrivere questo post giusto in tempo per l’anniversario della morte di George Harrison, poi come al solito ho perso il filo e quindi eccolo qui con qualche giorno di ritardo. Passato il santo, passato anche il miracolo? Beh, ma anche no, il post ve lo beccate lo stesso.

Ogni volta che qualcuno mi nomina George Harrison,  a me viene in mente il capodanno del Duemila. Ero in quinta superiore, ovvero l’ultima grande stagione delle Feste-in-casa, quelle dove alla fine si rimaneva tutti a dormire sul pavimento. Poi ci si svegliava con la lingua felpata e la mamma dell’amica/o che chiede sorridente, “allora? Vi siete divertiti?” e tu che non sai cosa rispondere, specialmente se hai chiazzato di vomito una parete nel corso di tale divertimento *cough*.

La *festa del Millennio*era ospitata da A., una mia amica la cui casa sembrava fatta apposta per queste cose; tutte le sue feste furono memorabili (tra l’altro alle sue feste io ho stabilito i miei record personali di rimorchio, per forza ci sono affezionata: mai più mi è successo! Mai più!), vuoi per la logistica – grandi spazi e vino fatto in casa – vuoi perché seguivano la massima enunciata in Tapparella:

Una festa molto particolare dove saranno invitati tutti: molti amici, molti nemici, e anche Panino. Forza panino!

Insomma, c’era sempre qualche amico degli amici a movimentare la serata e a rimpinguare la scorta degli alcolici. Quella festa di capodanno non faceva differenza. Dopo aver brindato augurandoci “buon 1998” (la mia generazione ha un senso dell’umorismo un po’ così) il soggiorno di A. era tornato ad una normalità fatta di gente che giocava a carte con regole tipo “chi perde beve”, altri che ballavano in terrazzo, altri ancora che si arrotolavano sigarette dall’aria sospetta.

A un certo punto, mi ritrovai seduta in poltrona a leggere una copia del Corriere che avevo trovato lì per caso. Poiché ero ancora nella fase – ammesso che sia mai finita – “uuhh, vediamo che effetto fa fare questa cosa normalissima però da ubriachi”, mi misi, banalmente, a leggere le notizie. In quel momento, arrivò una nostra amica che veniva da un’altra festa, e con lei i proverbiali “amici degli amici” tra cui uno che chiameremo Panino[1]. Continua a leggere

Annunci