Saudaden: Rammstein live @ Villafranca di Verona 1.07.10

P1020214Non avrei mai creduto di potermi riappassionare alla musica in quella maniera viscerale, anche ingenua, che è propria dell’adolescenza. Eppure, se guardo agli ultimi anni, mi rendo conto che tra i momenti più genuinamente esaltanti, da picco di endorfine, ci sono proprio dei concerti. Forse perché, “da grande”, ho più disponibilità economica (‘nzomma) e libertà di movimento (ecco, quella sì) per andare a vedere quello che voglio io, invece di accontentarmi di quello che passa il convento nel raggio di pochi chilometri? Può essere. Ma mi piace anche pensare di essere cresciuta, e per me crescere significa anche imparare a prendere le cose di pancia, senza tanti filtri mentali (sono pur sempre della Vergine, i filtri mentali sono la mia coperta di Linus).

Questo per dire che è passata più di una settimana dal concerto dei Rammstein a Villafranca di Verona e io sono in quella delicata fase che i portoghesi chiamerebbero saudade e che io, più prosaicamente, chiamo effetto Costa Crociere: insomma quella nostalgia che sa tanto di crisi d’astinenza, e come ogni buon tossicodipendente sa, è la seconda pera quella che ti frega. Continua a leggere

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Fuoco e bukkake: Rammstein live @ Palau Olimpic de Badalona (12 novembre 2009)

Dove si parla di tedeschi minacciosi, catalani disciplinati, lanciafiamme, tecnici del suono in pericolo di vita, manuali del perfetto frontman, sadomasochismo, malattie veneree e bukkake, con tanto di supporto video e fotografico (e ce n’è ancora di più su Flickr)

Ordunque, dopo un’attesa cominciata quest’estate quando, in preda ad un raptus da “ora o mai più” ho ordinato i biglietti alla Fnac spagnola, finalmente sono andata a vedere il concerto dei Rammstein a Barcellona. E sono qui per raccontarvelo.

Preludio: Hostel – arriviamo all’ostello abbastanza agevolmente: vicinissimo al palazzetto, ragazza alla reception cordiale, pulito, economico, mancava solo l’ampio parcheggio all’ingresso e facevamo scopa. Giusto il tempo di lasciare giù la roba e decomprimerci un attimo sotto il portico (giocando a briscola): lì vediamo un gruppetto di tre tedeschi molto grossi e dall’aria vagamente minacciosa, tra cui uno con la maglietta dei Rammstein(1). Io e il Brüderlein ci scambiamo uno sguardo eloquente al di sopra del tre di denari: qui il gioco rischia di farsi maschio fin da subito.

palau

Palau Olimpic

Il dinamico duoIl popolo – Il Palau Olimpic si rivela essere una struttura non molto più grande del Palaverde di Treviso (per come me lo ricordo) , che si affaccia direttamente sulla strada. Verso le cinque del pomeriggio lo spiazzo ai piedi della gradinata è pieno di gente, ma non sovraffollato; molti sembrano ragazzi del liceo (vicino a noi c’è chi fa i compiti). Ipotizzo che il grosso arriverà quando la gente staccherà dal lavoro. Incrociamo dei ragazzi italiani ma ci ignoriamo a vicenda. A mano a mano che il tempo passa, constatiamo che il pubblico spagnolo (o meglio catalano) è mediamente molto disciplinato(2), fuma un sacco, e, per essere sulla strada dove da un momento all’altro può passare un pulotto, si accende joint con una certa disivoltura. Di tanto in tanto, alle vetrate si affaccia qualche roadie che viene salutato con un boato; un paio di volte appare un tipo coi capelli lunghi che secondo alcuni è Schneider, secondo altri (tipo me), non lo è. Oh, a me sembra che avesse le mèches, e ciò non collima con le informazioni a mia disposizione. Comunque il docile pubblico barcellonese (?) ha un rigurgito di anarchia quando, esattamente alle 19.45 come specificato sul biglietto, si aprono i cancelli: come un sol uomo, tutta l’orda che fino ad allora se n’era stata tranquilla a fumarsi i cannoni e mangiare hot dog si riversa verso le gradinate, travolgendo le transenne e creando un cimitero di cocci di vetro per terra. Rischio di fracassarmi il cranio sulla gradinata e di perdere una lente a contatto ma, al grido di “prima fila o morte!” resto in piedi e, con tecniche rugbistiche, arrivo a farmi strappare il biglietto. Siamo dentro! Continua a leggere

10 cose da sapere su Liebe ist für alle da

Dunque, visto che mi appresto a partire per Barcellona, diretta al concerto dei sei martellatori pneumatici della DDR, mi sembra doveroso spendere due parole sull’ultima fatica del gruppo, Liebe ist für alle da (L’amore è per tutti).

  1. Leviamo subito dalle spese il punto cruciale: mi è piaciuto, e pure tanto. Infatti ogni volta che lo ascolto, dopo mi fumo una sigaretta.
  2. Il volto di un uomo che ha fatto pace con il mondo

    Questo è il disco di Schneider (il batterista), nessuno mi toglierà la convinzione che il nostro boccoluto picchiatore di tamburi stia passando una fase particolarmente felice della sua vita professionale (e forse anche personale, ma non sono aggiornatissima sul gossip, però nelle interviste, insomma, si vede se uno è contento, no?).  La batteria in LIFAD va oltre il solito, beneamato PICCHIA PICCHIA PICCHIA dei precedenti album e diventa più elaborata senza perdere in potenza. Metà di questo disco lo ascolto facendo air drumming, per dire.

  3. Pussy, nel contesto dell’album, inspiegabilmente ne guadagna di molto: la sua posizione nella tracklist è pressoché perfetta. Forse sarà anche la mancanza del video,  che a dirla tutta distraeva un po‘. Continua a leggere

Tutto e il contrario di tutto

Simone Rossi fa una selezione tra le “100 frasi più oltraggiose” mai pronunciate dalle rockstar secondo

Flea esprime la sua opinione sugli hippie

Clashmusic.com. A parte il fatto che se questi sono i livelli di “oltraggio” siamo messi male(*), mi ha colpito il contributo di Flea dei Red Hot Chili Peppers: “L’estetica hippie mi ha sempre fatto vomitare, ma allo stesso tempo sono un hippie fatto e finito: sono vegetariano, faccio meditazione, sono tutto Peace & Love, e detesto gli hippie. Non so come fare. Forse dovrei spararmi un colpo in testa

A dire il vero mi sento spesso così riguardo a molte cose, ma – Flea se mi stai ascoltando batti un colpo – credo anche di aver capito perché.  Quello che mi fa girare i santissimi (cit.) e assumere posizioni da bastian contrario, è quando un’opinione si tramuta in dogma e presentata come l’Unica Cosa Buona e Giusta, e se non ci credi al 100% sei una merda. Questo, per quanto mi riguarda, va dai gusti in fatto di musica alla politica, passando per il cibo e le marche di computer (sic!). Quindi Flea, trattieniti dal compiere l’insano gesto, è tutto normale, anzi, a mio parere alquanto salutare.

Con questo non dico che a tutti debba piacere tutto. E il contrario di tutto. La merda è tossica ed è bene imparare a riconoscerla per evitare di mangiarla, ma nello spettro tra la merda e il caviale ci sono un bel po’ di cose che forse, ma forse eh!, varrebbe anche la pena di assaggiare.

Tutto questo per dire che il prossimo post molto probabilmente sarà una recensione del disco nuovo dei Rammstein (o del concerto se aspetto ancora un po’ a scriverlo), gente che passa da Goethe al sesso anale senza battere ciglio, e che quindi, non a caso, sono il mio gruppo preferito.

 


 

(*) Che poi, è tutta questione di contesto: quando Liam Gallagher se ne uscì con un “Kurt Cobain era solo uno stronzo triste che non sapeva gestire la celebrità” intorno al ’95 c’era gente che lo voleva picchiare come se avesse bestemmiato Gesù, Allah e Piero Angela. Oggi invece nessuno si scandalizza più se dici “trovo che i Nirvana siano sopravvalutati”, anzi, direi che quasi quasi è considerato piuttosto cool.