La città invisibile

Non sono un’esperta di teatro; forse non sono nemmeno un’appassionata, considerato che le volte in cui ci sono stata si contano sulle dita… beh, almeno di due mani e forse si sconfina anche sui piedi cari a QT, ma sono comunque poche considerato che non sono certo una bambinetta appena fuggita dalla scuola media. Quando ho fatto l’abbonamento alla rassegna teatrale del vicino teatro/cinema comunal-parrocchiale è stato soprattutto per via di alcuni grossi nomi in cartellone e per uno spettacolo sulla Mala del Brenta che, per motivi generazional-geografici, è un argomento che qui qualche interesse lo desta sempre. La double feature Danzica/North B-east prevista per gennaio era forse quella che mi interessava di meno: okay, stando al depliant della rassegna si parlava di Padova. Di droga a Padova. Anche un po’ di omosessualità. Sentivo aleggiare il rischio del Tema Sociale, che non è male di per sé, ma fin da piccola gli eccessi retorici mi mettono in palese imbarazzo, è più forte di me. D’altro canto, parliamoci caro: per via dell’abbonamento ormai il biglietto era pagato, e allora cosa fai, stai ad assecondare l’abbiocco post-cena buttando i soldi nel cesso? Questo succede, quando all’asilo le suore ti fanno una testa così con “non lasciare niente nel piatto ALTRIMENTI I BAMBINI DELL’AFRICA?!?”(*): alzi il culo dal divano, e vai. Continua a leggere

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