Un post estemporaneo sui Mondiali

In realtà ho il post sul concerto dei Rammstein già pronto, ma intanto vi servo questo in corsa. Note a margine di Sudafrica 2010:

io ho timore del polpo Paul
– ebbene sì, possiedo una vuvuzela e posso assicurare che fa tutto il casino che si dice
– la mia mancanza di fiducia nella nazionale italiana del Lippi 2 è stata ampiamente ripagata, tanto che ne ho accolto l’uscita dal torneo quasi con sollievo: eutanasia
– dove si è nascosto Forlàn tutta la mia vita (sì, lo so, all’Atletico Madrid)? Tipico giocatore in grado di portarsi sulle spalle tutta la squadra, pallone d’oro mondiale meritatissimo
delusione Messi, ma confido che tra quattro anni si farà
Germania-Uruguay la partita più divertente che ho visto, quasi quasi fingo che fosse la finale
– l’hashtag #raimerda usato proprio di gusto: pessima copertura dell’evento e approfondimenti IMBARAZZANTI, tra la Santaguida il pomeriggio e la coppia Costanzo-Galeazzi la sera non so chi butterei giù dalla torre per primo
– rendersi conto che il presidente del Sudafrica è il sosia di Teddy Long
– io simpatizzavo per l’Olanda ma effettivamente in finale hanno giocato più come dei boscaioli che come dei calciatori
– Schweinsteiger simpaticissimo: “i tifosi argentini allo stadio si siedono dove vogliono, senza rispettare il settore loro assegnato: questa è la loro mentalità”. Probabilmente ti dice anche di non oltrepassare la linea giallen
– la FIFA, specialmente nella persona (orrenda) di Blatter e non solo, che tiene alta la bandiera dell’idiozia prima con la faccenda dei preservativi, poi continuando a tergiversare sulla necessità di permettere agli arbitri di usare i replay video come supporto: Biscardi was right, e si vocifera dell’introduzione della MOVIOLA IN GAMBO entro il prossimo mondiale
– il feud Tombolini-Collovati a Notti Mondiali, che secondo me è cominciato scripted e poi è diventato realtà
– la canzone ufficiale e quella della Coca Cola (di gran lunga migliore e adeguatamente cuore-in-mano per uno sport intrinsecamente smarmellato come il giuoco del calcio)
– “le squadre europee non hanno mai vinto fuori dal loro continente”
– “è il mondiale delle squadre sudamericane”
“ops”
gli americani che scoprono il calcio e un po’ non se ne capacitano “ma come, è possibile simulare?” “ma come, è possibile il pareggio?”
– lo Jabulani aka Super Tele, quanti ricordi di pallonate contro il muro
– tutti a guardare gli abbracci di Maradona, le caccole di Löw, la spocchia di Lippi, e alla fine ha vinto il low profile di Del Bosque (che comunque non è certo l’ultimo degli stronzi)
Mesut Özil
– mentre ci sono le partite guardo il calcio più dei calciatori, ma adesso che sono finite sono di nuovo in grado di esprimere giudizi su basi prettamente ormonali: sono benvenuti a casa mia Heinze, Forlàn, Casillas e Puyol, il quale non si può certo dire bello bello in modo assurdo (quite the contrary), ma a parte che io ho dei gusti eclettici, mi dà l’idea di essere un ragazzo che alla prova dei fatti è pieno di argomenti, garantisce la regina.
– ringrazio la popputa tifosa paraguayana che mi ha risolto il problema di dove mettere il lettore mp3 quando giro per casa indossando vestitini scollati ma senza tasche: quindi mi scuso se ogni volta che sento “Riquelme” per prima cosa penso a lui
il gruppo sui Mondiali di Friendfeed, paradossalmente – trattandosi di un gruppo sul calcio e per di più su Friendfeed – uno dei luoghi più divertenti e a basso tasso di flame della mia vita internettiana recente
– le partite viste in streaming perché la Rai non si degnava di mandarle
– la pubblicità dell’ente del turismo brasiliano subito dopo la finale: mi sa che tra quattro anni ci aspetta il delirio, e comunque vada sarà un successo

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Catalogna

Catalogna

Ovvero un poscritto non rammoso al post precedente

Che io alla fine ho passato nemmeno 48 ore in Catalogna, a cui si vanno a sommare quei cinque giorni di gita in quinta superiore dove sono riuscita anche a farmi malmenare da un buttafuori che mi lasciò un livido sul braccio. Però fu anche anche un bel momento perché tutta la classe insorse e ce ne andammo in massa dal locale (tanto ce n’erano dieci a fianco).

Comunque, al di là delle scorribande della classe 5^D nella primavera del 2000. Barcellona-Girona 2009. Note di colore sostanziali ne ho già fornite nel post precedente. Per completezza aggiungo:

  • anche a Barcellona, come in Veneto, si impreca dicendo “ostia!” Non so come si bestemmi, io per sicurezza ho continuato a farlo nella mia lingua natìa.
  • ci sono cinquanta negozi e trenta bar nell’aeroporto di Barcellona. In quello di Girona no. In quello di Treviso neanche uno, però hanno Cani Utili e la signora delle pizze se fai il ruffiano come mio fratello se glielo chiedi gentilmente ci mette sopra della soppressa extra. Continua a leggere

Fuoco e bukkake: Rammstein live @ Palau Olimpic de Badalona (12 novembre 2009)

Dove si parla di tedeschi minacciosi, catalani disciplinati, lanciafiamme, tecnici del suono in pericolo di vita, manuali del perfetto frontman, sadomasochismo, malattie veneree e bukkake, con tanto di supporto video e fotografico (e ce n’è ancora di più su Flickr)

Ordunque, dopo un’attesa cominciata quest’estate quando, in preda ad un raptus da “ora o mai più” ho ordinato i biglietti alla Fnac spagnola, finalmente sono andata a vedere il concerto dei Rammstein a Barcellona. E sono qui per raccontarvelo.

Preludio: Hostel – arriviamo all’ostello abbastanza agevolmente: vicinissimo al palazzetto, ragazza alla reception cordiale, pulito, economico, mancava solo l’ampio parcheggio all’ingresso e facevamo scopa. Giusto il tempo di lasciare giù la roba e decomprimerci un attimo sotto il portico (giocando a briscola): lì vediamo un gruppetto di tre tedeschi molto grossi e dall’aria vagamente minacciosa, tra cui uno con la maglietta dei Rammstein(1). Io e il Brüderlein ci scambiamo uno sguardo eloquente al di sopra del tre di denari: qui il gioco rischia di farsi maschio fin da subito.

palau

Palau Olimpic

Il dinamico duoIl popolo – Il Palau Olimpic si rivela essere una struttura non molto più grande del Palaverde di Treviso (per come me lo ricordo) , che si affaccia direttamente sulla strada. Verso le cinque del pomeriggio lo spiazzo ai piedi della gradinata è pieno di gente, ma non sovraffollato; molti sembrano ragazzi del liceo (vicino a noi c’è chi fa i compiti). Ipotizzo che il grosso arriverà quando la gente staccherà dal lavoro. Incrociamo dei ragazzi italiani ma ci ignoriamo a vicenda. A mano a mano che il tempo passa, constatiamo che il pubblico spagnolo (o meglio catalano) è mediamente molto disciplinato(2), fuma un sacco, e, per essere sulla strada dove da un momento all’altro può passare un pulotto, si accende joint con una certa disivoltura. Di tanto in tanto, alle vetrate si affaccia qualche roadie che viene salutato con un boato; un paio di volte appare un tipo coi capelli lunghi che secondo alcuni è Schneider, secondo altri (tipo me), non lo è. Oh, a me sembra che avesse le mèches, e ciò non collima con le informazioni a mia disposizione. Comunque il docile pubblico barcellonese (?) ha un rigurgito di anarchia quando, esattamente alle 19.45 come specificato sul biglietto, si aprono i cancelli: come un sol uomo, tutta l’orda che fino ad allora se n’era stata tranquilla a fumarsi i cannoni e mangiare hot dog si riversa verso le gradinate, travolgendo le transenne e creando un cimitero di cocci di vetro per terra. Rischio di fracassarmi il cranio sulla gradinata e di perdere una lente a contatto ma, al grido di “prima fila o morte!” resto in piedi e, con tecniche rugbistiche, arrivo a farmi strappare il biglietto. Siamo dentro! Continua a leggere